Il Brasile punisce il Falco: via per un anno

4 Luglio 2014

Espulsione e multa per l’invasore che si è finto invalido. Ferri: mi pento ma sono offeso con i pescaresi che mi hanno insultato

PESCARA. Non si è cosparso il capo di cenere. Il Falco, al secolo Mario Ferri, l’invasore di campo seriale, ha ricevuto il decreto di espulsione dal Brasile, più una multa, per l’ingresso in campo, lunedì scorso, nel corso degli ottavi di finale Usa-Belgio (sanzione che tanto verrà pagata dai suoi sponsor Mario Pallotta del bar Carducci e da Paolo Lozzi, di 085 Caffè). «Ammetto che, sul piano etico, la trovata di entrare in carrozzella allo stadio non sia stata il top», dice Ferri contattato dal Centro e raccontando di aver trascorso una mattinata rocambolesca passata in una sorta di «bettola da 15 euro al giorno», fa sapere, l’hotel Fascinio di Salvador. «Però ci tengo a sottolineare che non ho rubato nessun posto a un invalido». Già, perché è questo l’espediente che ha fatto indignare il mondo intero, ovvero quello di essere entrato allo stadio su una carrozzella. Infatti su Facebook, il Falco s’è beccato, oltre ai numerosi sostegni dei napoletani per la scritta sulla maglietta che inneggiava a Ciro Esposito (il tifoso napoletano morto nei giorni scorsi), un bel po’ di pallini per l’impostura. «Ripeto», racconta Ferri, «di aver comprato un biglietto ordinario e di essermi fasciato un ginocchio. Ok, mi pento», rimarca, «ma l’ho fatto per inviare un messaggio di pace, come quello per i bambini delle favelas, e per ricordare Ciro».

Una «goliardata», come l’ha definita lui, che però gli è costata cara. «Stamattina» (ieri, ndr), ha spiegato, «nella camera d’albergo, attraverso il citofono, mi hanno avvisato che mi stava cercando la polizia. E siccome ho temuto che fossero lì per arrestarmi, ho preso il passaporto e sono scappato dalla finestra. Ma poi mi hanno telefonato dicendomi che mi dovevano soltanto consegnare il decreto di espulsione. E si sono messi a ridere».

Mondiali dunque finiti per il Falco, visto che il provvedimento delle autorità brasiliane gli impone l’uscita dal territorio nazionale entro domenica, per un anno intero, dopo il pagamento di una multa di circa 700 euro. Anche se il Falco avrebbe tutto il tempo per tener fede all’obiettivo di partenza: un’incursione nel quarto di finale di domani a Salvador, tra Olanda e Costarica, studiata a tavolino quando si immaginava che al posto dei sudamericani ci sarebbe stata invece l’Italia. «No», rassicura. «Non farò una cosa del genere, perché si creerebbe tra l’altro un intreccio legale».

Un Falco dunque più addomesticato che, per indorare la pillola ai suoi critici, ha rivelato anche di aver ceduto la carrozzella incriminata e di aver posto all’asta, per fini morali, la maglietta che ha esibita nella svolazzata di lunedì. Senza però rinunciare ad un colpo d'ali finale, rivolgendosi ai suoi concittadini, i quali l’hanno messo alla berlina per la simulazione così come i cronisti brasiliani che hanno gridato «vergogna».

«Intanto», ha evidenziato, «ho regalato la carrozzella all’ospedale della città, mentre la maglietta che indossavo verrà venduta all’asta, per beneficenza, dalla pizzeria Passione Italiana di Salvador. Ma poi voglio dire un'altra cosa. Sono arrabbiatissimo per il fatto che soprattutto i pescaresi, cioè coloro che considero della mia terra, mi abbiano offeso o caricaturizzato sui social network. Mentre invece», aggiunge il Falco, che messa da parte la resipiscenza non ci sta a passare per un insensibile, «dai napoletani ho ricevuto ben 2700 messaggi di approvazione».

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