Il cabaret di Rocco’n’Rollo domani di scena all’Aurum

Pescara, il comico celanese debutta con uno spettacolo di Massimo Lops «Ritorno al teatro con il dialetto abruzzese, una lingua molto rock»

PESCARA. Rocco 'n rollo è un comico abruzzese sopra le righe: dopo un passato teatrale ha deciso di darsi al cabaret e l'ha fatto vestendo i panni di un metallaro che comunica con il nostro dialetto: «Una delle lingue più rock al mondo», dice lui. Ivan Martorelli, questo il suo vero nome, vestirà i panni del suo personaggio in occasione di una commedia messa in scena da Massimo Lops all'Aurum di Pescara domani,, mercoledì 4 luglio alle 21,30: "Panico al concerto di Rocco'n’Rollo". Gli interpreti sono Andrea Gagliardi, Erika Martorelli, Eleonora Giancola, Laura D'Amico, Francesco Campili, Benedetta Salvatore e Angela Salvatore, con la partecipazione della "voce" di uno dei più famosi doppiatori italiani, Luca Ward. Prima del debutto, Martorelli ha presentato il suo spettacolo attraverso un'intervista, dedicando un pensiero all'amato Abruzzo, terra che adora (è nato a Celano) e che ha fatto conoscere attraverso i suoi sketch anche a “Colorado”.

È ormai diventato un fenomeno comico. Com'è nata l'idea di dedicarle un'intero spettacolo teatrale?

«Il regista "matto" Massimo Lops era un mio ammiratore e credo lo sia ancora dato che continuiamo a lavorare insieme (ride)... Ha scritto una sceneggiatura per me e mi ha proposto di interpretarla, perciò eccoci qui. L'idea è quella di uno spettacolo itinerante che possa girare l'Italia, per ora faremo di certo un tour in Abruzzo, poi si vedrà...».

Come ha affrontato questa "sfida"?

«Per me è un ritorno al teatro, l'ho lasciato nel '99 per seguire la comicità. Per il pubblico è una sorpresa perché, attraverso lo spettacolo, vede qualcosa di molto diverso rispetto a ciò che è abituato a vedere con il mio personaggio. Lops è davvero bravo, io lo considero "un grande", è di origini napoletane ma vive in Abruzzo da molto tempo, anche lui si è innamorato della nostra bellissima terra».

A proposito di Abruzzo: come viene percepita la sua abruzzesità dal pubblico italiano?

«Benissimo, pensi che ho persino insegnato l'abruzzese ai bergamaschi! Alcune volte, dopo gli spettacoli al Nord, c'è addirittura chi inizia a studiare il nostro dialetto... Purtroppo l'Abruzzo si è fatto tristemente conoscere attraverso il terremoto, ma è bellissimo, è una California in miniatura e tutti gli amici che porto qui si innamorano. Noi abruzzesi siamo molto rock, la nostra lingua lo è, è "cattiva" e si sposa bene con questo tipo di ritmo. Anche questa volta, nel lavoro, ho preferito persone rock, autentiche, come noi abruzzesi».

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