Il campetto dei tossici fotografato da un balcone

Lo sfogo di una residente che dopo 30 anni ha deciso di andarsene dal rione: «Si bucano a tutte le ore. È giusto che i miei figli debbano vedere tutto questo?»
PESCARA. «È giusto che i miei figli debbano vedere questo?»
«Questo» è lo scempio che lei stessa, una mamma di due ragazzi di 11 e 17 anni, ha fotografato dalla finestra di casa. Sono gli scatti che pubblichiamo: tossicodipendenti che si bucano. Insieme, da soli, seduti, accucciati, in piedi. A tutte le ore qualcuno è là, nel campetto privato che a nord confina con i palazzoni incompiuti di via Tavo e a sud con un condominio di 14 famiglie. «Viviamo con le tapparelle abbassate», va avanti la donna, «mio figlio di 11 anni ha il terrore di affacciarsi, io non riesco neanche a stendere i panni. Perché mi vergogno, mi vergogno per loro. L’altro giorno ce n’era uno con le mutande abbassate, li vedi con le siringhe infilzate nel braccio, ci camminano pure. Ogni tanto gli urlo di andarsene, chiamiamo i carabinieri, ma gli controllano i documenti e se ne vanno. È una proprietà privata, c’è poco da fare. Ma se ci stanno dieci persone a bucarsi, e poi ne arrivano altre dieci, vuol dire che c’è chi spaccia. Quand’è che li fermano? Vivo qui da 30 anni», va avanti, «e quello che sta succedendo adesso non si era mai visto. Prima andavano ai palazzi Clerico, adesso hanno creato un varco nella rete che separa quell’area da questo campetto e arrivano qui, sotto i palazzi abitati. Fanno quello che devono fare alla luce del giorno, ti guardano anche, ma non si spostano, non se ne vanno neanche di fronte ai bambini».
Una situazione al limite che nelle ultime due settimane ha fatto registrare due morti per droga, un pescarese di 51 anni e una 33enne estone. «La vedevo tutti i santi giorni quella ragazza», racconta ancora la residente, «ogni volta che si bucava barcollava, tante volte è stata chiamata l’ambulanza ma lei rifiutava. Ma chissà che cosa si iniettano. L’altro giorno due tossicodipendenti litigavano tra loro, uno diceva all’altro che si era fatto “una 4 euro”, ma con 4 euro che cosa gli danno?».
Un inferno che prosegue anche di notte. «Si piazzano sotto al lampione dell’officina che ridà su un pezzo di prato, più ragazze che ragazzi. Hanno dai 15 ai 60 anni, li conosciamo a memoria. Vengono pure a rubare. Scavalcano il recinto e si prendono quello che trovano». Ma non c’è rassegnazione. «Io non ho paura di niente», puntualizza la residente, «combatto per i miei figli. E quando mi sento dire da uno di loro “ormai lo so come si fa una pera” mi sento male. Da qui me ne devo andare».

