Il campione di boxe operato d’urgenza L’ex allenatore: vogliamo riabbracciarlo

11 Aprile 2022

CHIETI. L’amore per il pugilato, il titolo di campione regionale vinto nel 2017, la decisione di lasciare lo sport per dedicarsi al lavoro. Yelfry Rosado Guzman, il 23enne di origini dominicane...

CHIETI. L’amore per il pugilato, il titolo di campione regionale vinto nel 2017, la decisione di lasciare lo sport per dedicarsi al lavoro. Yelfry Rosado Guzman, il 23enne di origini dominicane operato d’urgenza dopo gli spari di piazza Salotto, nelle palestre di Chieti è conosciuto per i traguardi raggiunti quando indossava i guantoni. Perché la sua vita, fino a qualche anno fa, si divideva tra gli allenamenti con il team Tullio Di Giovanni Boxe e le giornate trascorse nell’abitazione al civico 160 di via Madonna degli Angeli, alle porte del centro storico teatino. Qui, in una casa fronte strada di due piani, vive con il figlio di due anni, la mamma, la sorella e il fratello.
Yelfry è arrivato in Italia qualche anno fa proprio per raggiungere la madre, che aveva lasciato la Repubblica Dominicana per trovare lavoro. E in Abruzzo si è subito integrato. «È sempre stato un ragazzo solare, vivace e amante della vita», racconta Davide Di Meo, il suo ex allenatore, che lo seguiva insieme a Nando Di Felice. «Ha iniziato a frequentare la palestra nel 2014. E ha dimostrato di avere grandi qualità: è arrivato alle finali nazionali dopo essersi aggiudicato il campionato regionale nella categoria pesi welter. Nel 2018, ha lasciato il pugilato per motivi di lavoro. Una cosa è certa: è un ragazzo che si è dato sempre da fare». Prima l’impiego in un vivaio, poi il posto da cuoco a Casa Rustì e la nascita del figlio, a 21 anni. Diventare papà lo ha responsabilizzato ancora di più, raccontano i colleghi: ogni giorno, in autobus, raggiungeva Pescara per prendere servizio nel locale di piazza Salotto. «L’ultima volta», conclude Di Meo, «ci siamo sentiti prima della scorsa estate. Mi ha detto che voleva tornare in palestra e riprendere gli allenamenti. Spero di riabbracciarlo preso».
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