«Il canile rifugio? Basta campanilismi, vi spiego il progetto»

29 Gennaio 2023

Parla Daniel Kihlgren, l’imprenditore che ha donato l’area «Ho vissuto per anni lì e già ospitavo una ventina di animali»  

PESCARA. «Non ho nessun interesse politico. L’unico motivo che mi ha spinto a volere questo progetto è il benessere dei cani».
Va dritto al punto Daniel Kihlgren, l'imprenditore, ideatore del progetto di albergo diffuso creato a Santo Stefano di Sessanio, poi a Matera e ora in Africa in Ruanda, che ha deciso di donare al Comune di Pescara un terreno sul territorio di Spoltore, per la realizzazione di un parco rifugio per i cani. Il progetto ha creato un vero braccio di ferro fra le due amministrazioni, con Pescara convinta della bontà dell’idea e che ha trovato i finanziamenti necessari, e Spoltore che non è d’accordo sulla realizzazione di una struttura di accoglienza per cani a Santa Teresa di Spoltore.
«Non mi interessa la diatriba politica», dichiara Kihlgren. «Mi sembra che il progetto sia bello, ci sono i soldi per realizzarlo e nessuno ha messo in discussione l’idea. La sensazione è solo che sia una questione di campanile. Quello che è stato criticato è se Pescara aveva o meno la potestà di andare avanti su un terreno in un altro Comune. Non voglio fare polemiche, ma realizzare solo un bel progetto». L’idea, sviluppata da Kihlgren che si è avvalso della collaborazione dell'architetto Davide Pacilli e dell’etologo Roberto Marchesini, consiste nella realizzazione di un parco rifugio nel suo terreno agricolo, dotato di una cinquantina di box singoli, doppi o quadrupli, per ospitare un massimo di 65 cani, più un’area di prima accoglienza e accettazione e una zona adibita a parco attrezzato, con l’obiettivo di incentivare le adozioni e di favorire il recupero comportamentale dei cani.
«Ho vissuto tanti anni in quel terreno», ricorda, «e lì ho ospitato, per puro amore, almeno una ventina di cani contemporaneamente, che arrivavano dal canile del cementificio. In Italia è stata fatta una legge di grande civiltà, la 281/91, per non mettere più a morte i cani dentro le strutture di accoglienza. Una scelta in cui il nostro Paese rimane un caso isolato, ma che ha vissuto le inefficienze tipiche della nostra organizzazione politica, con lo sviluppo di canili sovraffollati a gestione privata, interessati a tenere il maggior numero di cani e a non farli adottare».
Il concetto alla base del parco rifugio di Kihlgren è «di creare una struttura che vada ad autodissolversi, e cioè un posto con sempre meno cani, un po’ perché il randagismo è meno presente sul nostro territorio e un po’ perché le adozioni saranno favorite».
Con l'ausilio dell’etologo è stato pensato un modello per cui, oltre a un numero massimo di cani ospitati, verrà seguita una filosofia «comportamentale/cognitivo/emozionale per massimizzare il benessere dell’animale durante la permanenza in struttura». In pratica gli animali verranno ricoverati in box, insieme o separati, a seconda delle loro caratteristiche, in modo da favorirne l’adozione. Per raggiungere questa finalità, oltre a donare il terreno, Kihlgren ha ottenuto che qualora la struttura venga realizzata, al suo interno ci sarà sempre un etologo di sua fiducia, da lui stipendiato, Cristian Evangelista, che avrà il compito di monitorare la gestione e che collocherà i cani per sistemi comportamentali, «in modo da farli sentire bene tra di loro e renderli più adottabili. Il mio unico auspicio è di fare una cosa per il bene dei cani, un canile con l'obiettivo dell'estinzione del canile stesso. Spero che questo progetto si faccia, perché lo trovo giusto».