Il cantiere infinito di piazza Nilde Iotti Residenti infuriati

9 Luglio 2020

I lavori sono attesi dal 1997, ma l’area è ancora incompiuta Rimpalli di responsabilità tra Comune e costruttori ex Gmg

PESCARA. Promesse su promesse, annunci su annunci. Ma in piazza Nilde Iotti non si muove foglia. Il che vuol dire che la piazza da sempre annunciata non è mai stata realizzata e chi ci vive e lavora è davvero stufo, tanto da pensare che forse si dovrebbe scendere in piazza contro il Comune una volta al mese, per protestare.
Ieri alcuni residenti negli appartamenti ex Gmg di via Di Sotto, di fronte al supermercato Conad, si sono riuniti con la titolare della parafarmacia, Anna Crocenzi, e con il parrucchiere che ha da poco aperto i battenti, Mario Marrone, e hanno puntato di nuovo i riflettori sulla mancata realizzazione della piazza, attesa dal 1997. Con loro c'erano i consiglieri comunali di minoranza Marinella Sclocco e Piero Giampietro che qualche giorno fa ha chiesto chiarimenti in consiglio comunale al sindaco Carlo Masci. Ma di risposte ne sono arrivate davvero poche, dice proprio Giampietro, che fa il punto della situazione: «Le condizioni per far partire il primo lotto dei lavori ci sono già da un anno, ma l'attuale amministrazione si è limitata ad avviare la procedura per scegliere la ditta». E perché sarebbe tutto fermo? Perché sarebbe in corso una trattativa tra Comune ed ex Gmg, per cercare un accordo sulle spese di questo intervento che forse Palazzo di città non intende sostenere, ma «i fondi per il primo lotto ci sono già, tra quelli messi a disposizione dalla precedente amministrazione e l'escussione della polizza fideiussoria. E non si capisce come mai si cerchi un'intesa con chi non ha mai realizzato la piazza», ha detto Giampietro chiedendo di far partire subito i lavori. Sclocco pensa invece alle «difficoltà» che incontrano i residenti (gli appartamenti sono 140, non tutti occupati) e chi ha un’attività che guarda sulla piazza inesistente e transennata da un nastro da cantiere arancione. «Eppure ci sono famiglie che qui pensavano di vivere serenamente», ha aggiunto la consigliera.
I problemi sono quelli già denunciati mille volte, ma che fino a oggi mai nessuna amministrazione è riuscita a risolvere, di qualsiasi colore politico. A parte il degrado, visibile a tutti, quando piove «questo slargo diventa un acquitrino a cielo aperto, poi qui si annidano i tossicodipendenti, e ci sono i topi». A questo spettacolo desolante e mortificante «non ci si abitua mai», dice Stefania De Marco, tra i residenti più determinati, e lei è pronta «a protestare a ripetizione, fino a quando non ci diranno una data di inizio lavori» perché non è ammissibile, dicono sconfortati, che continui questo rimpallo «tra un'amministrazione e un'altra». Crocenzi se la prende con l'amministrazione comunale. Perché se si era arrivati a un punto fermo, e cioè alla possibilità di cominciare i lavori, ora «è andato tutto sconvolto e non c'è una nuova programmazione. Vorremmo tornare ad avere fiducia nel Comune e invece troviamo muri e fili spinati», ha detto ancora mostrando uno dei cartelli preparati per la protesta. «Ciò che vogliamo sono risposte concrete, non spot elettorali. La politica dovrebbe mettere d'accordo le varie parti dell'amministrazione, su questo progetto», ha proseguito.
Nonostante la grande delusione per la perenne incompiuta, i cittadini continuano a pensare che con la piazza la zona potrebbe essere più attrattiva, accogliere «i nonni» e magari anche le bancarelle «del mercato dei colli», se non «degli spettacoli», suggeriscono dagli appartamenti che guardano su questo slargo deserto. E pensare che Mario Marrone ha aperto qui il suo negozio di parrucchiere, a febbraio, perché «avevano annunciato i lavori». A loro non resta che manifestare al grido di «Vergogna», «Fatti non chiacchiere» e «Sindaco dove sei?». Ieri, poi, c'erano anche dei palloncini colorati, posizionati con un pizzico di sarcasmo attorno alla piazza, in segno di festa, perché è passato un anno da quando nell'area è possibile far entrare gli operai, dopo il dissequestro. Ma il cantiere resta un sogno. Una promessa. E c'è poco da festeggiare.
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