Il capobranco chiede scusa in aula ai fidanzatini pestati in centro

Filippo D’Aulisa si pente e legge una lettera davanti ai giudici e ai due minorenni rapinati a ottobre Il tribunale gli concede gli arresti domiciliari, ma la procura si oppone e fa ricorso in Corte d’appello
PESCARA. Chiede scusa in aula, davanti al collegio e rivolto alle due giovanissime parti offese, Filippo D'Aulisa, l'imputato diciottenne che insieme ad altri tre ragazzi (per due di loro deciderà il gup il prossimo 18 aprile mentre del minorenne si sta occupando il tribunale aquilano) la sera del 21 ottobre dello scorso anno aggredì una coppietta di fidanzatini minorenni in pieno centro a Pescara. Lo fa leggendo velocemente una lettera scritta di suo pugno e indirizzata alle due vittime. «In questi mesi ho avuto modo di pensare tantissimo a quella notte. Di sicuro», scrive, «non volevo farvi del male e invece ve l'ho fatto. Molte volte penso perché mi comporto così, non lo so».
Poi legge dei passaggi molto critici nei confronti di un familiare, quale fosse causa dei suoi cattivi comportamenti, e prosegue. «Io voglio chiedervi scusa perché mi dispiace di aver scaricato la mia rabbia su di voi. Ho fatto una cosa davvero brutta. Io non ho mai menato a una femmina e invece quella sera l'ho fatto. Non penso che basteranno queste scuse, forse servono più a me per andare avanti». Una sorta di confessione davanti al collegio che lo deve giudicare per rapina e lesioni personali.
I DUE MINORENNI Ma subito dopo il processo riprende con la deposizione delle due vittime minorenni che si sono costituite parte civile. Inizia il ragazzo (che chiameremo Mario, nome di fantasia) il suo racconto, dietro le domande della pubblica accusa sostenuta dal pm Anna Benigni.
E ricostruisce gli accadimenti di quella sera. «Eravamo lì tranquillamente seduti sulla panchina in via Carducci, poi arrivano dei ragazzi: conoscevo soltanto D'Aulisa di vista e sapevo quello che si diceva di lui, e cioè che aveva fatto dei macelli con la legge. D'Aulisa inizia a insultare Maria» - anche questo nome di fantasia ndr- «senza motivo: "Mi fai schifo - le dice - sei una t...", e quando lei gli risponde, lui la colpisce in faccia. Io allora mi metto in mezzo e lì mi hanno cominciato a picchiare in tre. Sono caduto a terra e ho perso anche i sensi. Ho cercato di difendermi, ma contro tre persone non puoi fare molto. Poi quando mi ripresi ricordo di aver visto che prendevano la borsa di Maria e se ne andavano. Maria venne vicino a me e con il mio telefono chiamò la polizia». Poi il pm gli chiede dei messaggi ricevuti su Facebook da D'Aulisa due giorni dopo. «Sì, mi scrisse che lo avevo denunciato, mentre invece quella sera lui non era neppure a Pescara. E invece lui era lì". E poi ancora altri messaggi: "Mi scrisse: "Adesso ti ripago la borsa e poi ne riparliamo". Poi non ricevetti altro».
LA FIDANZATA Dopo il ragazzo è la volta della fidanzatina dare la sua versione dei fatti e rispondere alle domande di pm, parte civile e difensore. Lei, 17 anni, è molto più impacciata e a volte nasconde il suo imbarazzo dietro un sorriso, ma poi le fasi salienti del fatto le racconta comunque al collegio. «Mi disse che facevo schifo e io gli risposi che poteva non guardarmi. Ma lui aggiunse: “Se ti voglio guardare lo faccio, io sono Filippo D'Aulisa e faccio quello che voglio”. Poi mi diede uno schiaffo. Lì si mise in mezzo Mario e i tre ragazzi gli saltarono addosso. Filippo disse alla ragazza del gruppo di pensare lei a me e lei mi ha sbattuto a terra e ha cercato di mordermi un braccio. Poi a un certo punto chiese aiuto a Filippo e lui si girò e mi colpì».
NESSUN BATTIBECCO La difesa, sostenuta dall'avvocatessa Federica Liberatore, ha cercato di far dire alle due parti offese se c'era stato qualcosa di più prima dell'aggressione, magari qualche battibecco, ma entrambi i ragazzini hanno negato. Poi il processo è proseguito con la deposizione degli uomini delle volanti che arrivarono sul posto dopo la chiamata di aiuto della ragazza, e con la visione del filmato registrato quella notte da una telecamera di sorveglianza di un negozio vicino, che ha ripreso l'aggressione.
I DOMICILIARI Intanto il tribunale, accogliendo in parte la richiesta della difesa avanzata nel corso della precedente udienza, di revoca della misura cautelare, qualche giorno fa ha concesso a D'Aulisa di lasciare il carcere dove era rinchiuso da quando il gip aveva firmato l'ordinanza di arresto, disponendo per lui la misura meno pesante degli arresti domiciliari. Una decisione che ha fatto registrare l'opposizione della pubblica accusa che aveva già espresso il suo parere contrario in udienza e che ha già impugnato il provvedimento che verrà discusso il prossimo 15 aprile davanti alla Corte d'appello dell'Aquila.

