Il cardiologo Staffilano tra i nemici del doping «I ragazzi a rischio»

23 Settembre 2015

Intervista al componente della commissione ministeriale «I giovani devono impegnarsi, sì alla cultura del rispetto»

PESCARA. Negli anni ’80 è stato allievo del professor Leonardo Vecchiet, il medico della nazionale di calcio Mundial del 1982, ma è stato anche il medico delle nazionali maschili e femminili di pallavolo negli anni che vanno dal 1990 al 1993, dei campioni di pallanuoto del Settebello pescarese, del Roseto basket ai tempi dei play off scudetto e della Roma nel 2010, ai tempi di mister Ranieri. E ora, per la precisione dal 29 maggio scorso, ma la nomina non l’ha voluta rendere nota subito, Giovanni Staffilano, cardiologo pescarese e medico dello sport, come membro designato dal Ministro della Salute, è stato nominato, con decreto del ministro della Salute, componente del “Comitato Tecnico Sanitario - Sezione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute delle attività sportive”, per il triennio 2015-2018. Si tratta di una delle tre commissioni che si occupando di antidoping (le altre due sono quelle del Coni-Nado, con le relative diramazioni, e quella dei carabinieri del Nas), ora presieduta dall’ex presidente della commissione antidoping della Figc, Pino Capua.

Si tratta della commissione, diciamo, più «delicata», in quanto è quella che si occupa della valutazione dei bandi di concorso relativi alle modalità di formazione e informazione sull’antidoping.

Dottor Staffilano, da questo punto di vista, qual è la situazione in Abruzzo? Gli atleti o comunque chi pratica sport è sufficientemente «formato» sulla cultura dell’antidoping?

Non direi. L’ultimo finanziamento destinato proprio a questo scopo, non ha avuto l’esito sperato. Ora mi auguro che l’Abruzzo possa avere una posizione di rilievo nella diffusione dell’antidoping e che ci sia, anche tra il personale medico, una maggiore formazione ed informazione.

Gli abruzzesi praticano dello sport sano?

Da un lato si fa molto sport. Basti pensare che a Pescara fino a poco tempo fa erano presenti due sci club. Da un altro lato, però, lo ripeto, in regione non si è fatto molto sulla diffusione dell’antidoping.

Esistono degli sport più «dopati» degli altri?

È facile rispondere che tra questi ci sia il ciclismo, ma anche il tennis e il calcio sono coinvolti. A rischio poi vedo l’atletica.

Una situazione problematica, nella quale cade anche chi si avvicina per la prima volta allo sport .

Sì, penso ai giovani, i quali vogliono ottenere tutto e subito, mentre invece gli obiettivi vanno raggiunti con disciplina, fatica , costanza e rispetto delle regole.

Dunque, cercano delle scorciatoie.

Infatti. Mentre invece la regola principale deve essere che non bisogna cercare di avvantaggiarsi con metodiche non lecite. Inoltre, bisogna avere rispetto degli altri.

Scorciatoie da respingere non solo da un punto di vista etico-morale, ma anche da un punto di vista della salute. Solo con lo sport sano, infatti, si possono quantomeno contrastare alcune malattie.

Esatto. I rischi per la salute sono alti, quando si fa uso di sostanze dopanti. E poi, come diceva il mio maestro Vecchiet, lo sport è innanzitutto un valido aiuto per rallentare l’invecchiamento e addirittura per invertire patologie quali quelle cardiopatiche, cerebrovascolari, oppure il diabete e l’artrosi.

Una «medicina» valida per tutti.

Sì, però per le persone della terza età è necessario che siano seguite da un esperto.

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