Il caso delle pensioni non pagate L’ira degli ex dipendenti Poste

Del Gallo (Uil): sono tantissimi quelli che, in congedo da diversi mesi, non hanno ricevuto il compenso Già un ventina di famiglie si sono rivolte al patronato. E il sindacalista annuncia una diffida all’Inps
PESCARA. Scatta la protesta dei dipendenti delle Poste in pensione che non hanno mai ricevuto l'assegno pensionistico dell’Inps.
Un problema che colpisce decine di famiglie a Pescara e in Val Pescara e che sta facendo esplodere il malumore di persone che da mesi vivono senza il sostegno economico e sono costretti a chiedere prestiti a familiari e amici. L'allarme è stato lanciato da Tiziano Del Gallo, segretario regionale di Uil Poste che ha annunciato l’avvio di una diffida contro l’Inps da parte del patronato Uil di via Tirino a cui si sono rivolti gli ex dipendenti postali per far valere i loro diritti. «Il problema è stato denunciato al patronato da almeno una ventina di famiglie di Pescara, Val Pescara e del Chietino, ma il fenomeno è nazionale», spiega Del Gallo. «Tantissimi ex dipendenti delle Poste, pur essendo in pensione da 6,7,8 mesi, non hanno ancora ricevuto il compenso spettante. E il problema investe anche gli utenti degli altri sindacati, non solo la nostra sigla. Sono uomini, donne, anche con 40 anni di carriera alle spalle, che non sanno più come andare avanti da mesi senza stipendio e senza pensione. Qualcuno ha fatto fuori la liquidazione, altri sono ricorsi a prestiti dei familiari». E cita uno dei tanti casi conseguenza del disservizio della burocrazia: «Un padre non ha potuto fare da garante per il mutuo al figlio che ha perso la casa che stava acquistando». Un problema che si trascina da almeno otto mesi: «Abbiamo sollecitato l’Inps più volte e ogni volta ci è stato risposto: portate pazienza, stiamo elaborando. Ma che cosa? La pazienza è finita, ora le carte sono in mano agli avvocati e l’Inps dovrà rispondere dei disagi che sta causando a tante famiglie». Vincenzo N., pescarese, 62 anni, ex direttore di filiale, sta aspettando l’assegno da otto mesi: «Ho smesso di lavorare il 31 dicembre 2022», racconta, «e per questioni burocratiche, uscendo con quota 103, ho dovuto attendere il primo aprile 2023 come data di inizio del trattamento pensionistico. Ma non è mai arrivato nulla. Credevo di essere l’unico, invece il fenomeno è esteso in tutta Italia. L’Inps dà la colpa all'ex Ipost, poi Inpdad, si va avanti a rimpalli e non si capisce dove si blocca il meccanismo che non eroga le nostre pensioni».
L’ex dipendente si è avvalso «di un incentivo aziendale iniziale, poi ho dovuto chiedere prestiti in giro, ai miei fratelli, a mia madre, persino un prestito bancario. Soldi che dovrò restituire, per questo attraverso i legali abbiamo chiesto anche i danni morali oltre che materiali. Per quanto posso resistere? Cerco di non arrabbiarmi, ma non ce la faccio più, questo Natale resteremo tutti a casa».
Un altro lavoratore, che chiede l’anonimato, rivela di essere andato in pensione il 2 agosto scorso: «Avrei dovuto ricevere il compenso dal 1° settembre, ma siamo a Natale e non è arrivato neppure un centesimo. Sono in ritardo di quattro stipendi e una tredicesima, tiro avanti attingendo al Tfr per pagare affitto, mutuo e fare la spesa. È vergognoso quanto sta accadendo e dall’Inps nulla si muove malgrado le nostre continue sollecitazioni».
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