Il centrodestra ko a Teramo «Che errore sul candidato»

D’Eramo (Lega): «Azione non è un alleato e ha scelto Antonetti: a noi serve coerenza, non le alchimie» Sigismondi (FdI): «Non c’entra l’aspirante sindaco, l’obiettivo è stato quello di allargare la coalizione»
La vittoria netta di Gianguido D’Alberto, confermato al primo turno sindaco di Teramo, fa volare gli stracci nel centrodestra. È Luigi D’Eramo, coordinatore regionale della Lega, ad aprire il fuoco amico contro le modalità della scelta dell’antagonista del primo cittadino uscente, Carlo Antonetti. «Nulla di personale nei confronti della persona», precisa D’Eramo, «ma se a Teramo si lascia ad Azione la possibilità di scegliere il candidato sindaco, a un partito che non è in coalizione, l’elettorato non capisce, va in confusione. Una resa dei conti nella coalizione? Vanno archiviate subito queste alchimie che non hanno senso, logica e coerenza. Bisogna ragionare come coalizione di centrodestra». La Lega, fin dall’inizio ha sostenuto la candidatura di Pietro Quaresimale, assessore regionale. Candidatura tramontata sul tavolo romano.
Getta acqua sul fuoco Etel Sigismondi, responsabile regionale di Fratelli d’Italia: «In realtà il dato è talmente diffuso che non c’entra la scelta del candidato. Il centrodestra ha deciso di investire su una candidatura civica per allargare il più possibile la coalizione, forte della consapevolezza che battere un sindaco uscente è sempre difficile. Il progetto di allargare ai civici è la strada giusta. Non andrei a vedere le singole candidature ma la proiezione di questa campagna elettorale».
Se Teramo delude le aspettative della coalizione che guida Regione e governo nazionale, al contrario a Silvi il centrodestra si prende la sua rivincita: Andrea Scordella viene confermato nettamente. Per usare una metafora calcistica la partita di cartello si è conclusa con un pareggio.
Dall’altro lato della barricata il centrosinistra si crogiola dietro la vittoria a Teramo. Secondo il segretario regionale del Pd e senatore della Repubblica, Michele Fina, «a Teramo vincono Gianguido D’Alberto, la sua squadra e la sua buona amministrazione. Ma è evidente che in Abruzzo c’è un vento nuovo ed è evidente che queste elezioni segnano uno spartiacque politico decisivo».
Per Fina «il dato per il Pd e per le coalizioni di centrosinistra e civiche, dove si presentano larghe e unite, è molto positivo. Si segnala tra gli altri il dato di Atri, dove si arriva a contendere voto a voto un importante Comune in cui la destra si sentiva imbattibile, ma anche quello di molti altri Comuni medi e piccoli, tutti importanti. Teramo naturalmente su tutti unisce il giudizio positivo per la coalizione guidata dal sindaco D’Alberto, a cui vanno i complimenti, a lampanti considerazioni politiche, che hanno un valore che va oltre il già fondamentale risvolto cittadino. Si afferma un Pd dal profilo netto acquisito dal congresso nazionale, capace di unirsi – sono venuti per la campagna elettorale sia il presidente Bonaccini che la segretaria Schlein – e di contribuire a unire una coalizione larga, politica e civica».
«Vincono il Pd e i suoi alleati politici e civici», aggiunge il segretario Dem, «nel territorio dove è stata eletta in Parlamento, Giorgia Meloni, che ben si è guardata dal partecipare alla campagna elettorale; vi ha partecipato invece il presidente Marsilio, e il giudizio degli elettori è anche sulla sua amministrazione. Teramo ci indica la strada da seguire, quella che perseguiamo da anni, oggi rafforzata da un fondamentale dato elettorale. Il Pd lavora per unire le forze politiche e civiche alternative al fallimentare governo Marsilio».
Un altro argomento di dibatito si vive all’interno del Terzo polo, visto che le due forze che lo compongono sono andate divise: Azione con il centrodestra e Italia viva in solitaria con Maria Cristina Marroni.
Camillo D’Alessandro (co- ordinatore regionale di Italia viva): «Il risultato di Teramo e non solo dimostra che l'Abruzzo non è feudo della destra, di Marsilio e della Meloni che perde clamorosamente nel collegio elettorale in cui era stata eletta solo qualche mese fa. Complimenti a chi ha vinto, ma emerge un risultato straordinario a Teramo di Maria Cristina Marroni, in cui noi confidavamo fortemente, un risultato che è tra i più alti in Italia per la nostra comunità, e dimostra, con i numeri, che c'è un enorme spazio per una proposta alternativa, riformista, fortemente civica e coraggiosa in Abruzzo. Dispiace per la scelta di Azione, che non è stata capita ed accettata dall'elettorato, non seguita e di fatto scomparsa con la scelta di andare a destra. Ho fatto di tutto per evitarlo a Roma ed in Abruzzo, ma non c'è stato niente da fare: avevano girato un film che a Teramo non è andato in onda. Alle regionali è tutta un'altra partita, non ci sono sindaci uscenti, non ci sono masse di candidati, non c'è il ballottaggio e la nostra proposta può fare la differenza. In Abruzzo dobbiamo fare ciò che abbiamo fatto a Teramo: costruire un programma credibile rappresentato da donne e uomini credibili. Non si mettono veti, non si accettano veti, ma si decide insieme. Da oggi ufficialmente possiamo partire per costruire l'alternativa in Abruzzo».
L’onorevole Nazario Pagano, coordinatore regionale di Forza Italia, parla di «grande soddisfazione per la conferma di Scordella a Silvi, che ha dimostrato di aver bene amministrato. È ovvio che i sindaci uscenti possono godere della possibilità di aver svolto bene il loro compito. Su Teramo, invece, c’è delusione anche se un uomo della mia esperienza era consapevole di due tipi di difficoltà: da un lato contrastare appunto un sindaco uscente come D’Alberto che godeva del tasso di popolarità che in buona parte della popolazione avvantaggia rispetto all’avversario, dall’altra il ritardo con il quale siamo arrivati alla scelta del candidato, l’avvocato Antonetti, scelto a 15 giorni dalla presentazione delle liste, con meno di un mese e mezzo di campagna elettorale».
Gianluca Castaldi, responsabile del Movimento 5 Stelle in Abruzzo, sottolinea come «le amministrative rispecchiano la tendenza a premiare la persona. Il voto al M5S è più politico, vediamo se riusciamo a inserire dei consiglieri. Siamo contenti di aver sostenuto D’Alberto a Teramo. A Silvi, invece, abbiamo contribuito a questo progetto civico che non ha sfondato».
Un dato che emerge e va al di là dell’appartenenza partitica è l’esiguo numero di donne che conquistano lo scranno più alto del palazzo di città. Si tratta di Antonietta Casciotti, confermata sindaco di Alba Adriatica, Giuseppina Perozzi, che sarà sindaco di Castellafiume e ha vinto la sua battaglia contro il quorum, essendo unica candidata, e poi Cristina Di Pietro che a Civitella del Tronto ha potuto contare sul sostegno del 70% degli elettori.
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