Il Club nautico in lutto per Puccinelli

Tra i soci fondatori nel 1961, è morto in ospedale a 83 anni. Oggi alle 15 i funerali in via Cavour
PESCARA. Raccontava di quando, dai campi profughi a Venezia, andava a vedere i “cutter” davanti alla Compagnia della Vela e di quando, ancora bambino, nell’inverno del 1941 a Zara, andava a controllare tutte le sere gli stati di avanzamento della barca a vela di progetto americano che si era messo a costruire lo zio in un magazzino del pastificio Puccinelli. Uno Snipe, «la barca», come scrisse poi lui stesso, «che ha segnato indelebilmente parte della mia vita».
Sono un paio di flash che danno bene l’idea di quella che è stata la vita di Alfredo Puccinelli, tra i soci fondatori del Club nautico di Pescara morto alle 5 di ieri mattina in ospedale, dov’era ricoverato, all’età di 83 anni. Una vita dedicata alla moglie Marina D’Alessandro, della famiglia proprietaria dello storico caffè D’Alessandro, alle due figlie Carla e Roberta e ai nipoti, Giulia, Francesco, Filippo e Giacomo, ma senza mai perdere di vista quel legame con i luoghi della sua infanzia, il mare innanzitutto, da cui dovette scappare quando da profugo istriano fuggì con la famiglia da Zara per approdare alla fine, ancora ragazzino, a Pescara. Ed è proprio a Pescara che Puccinelli si è preso le soddisfazioni più belle con il mare, a cominciare, prima ancora delle tantissime regate che l’hanno visto protagonista dalla metà degli anni Cinquanta, dalla fondazione del Club nautico di cui non fu solo socio fondatore con altri 30 appassionati (tra cui il marchese Farina, Gilberto Ferri, Giovanni Saquella, Claudio De Pompeis, Carlo Pace, Carlo Santoro ed Eriberto Mastromattei) ma anche promotore con l’amico Rodolfo Villanucci e Bernardo Dolci.
A ricordare quei tempi è Luca Nicolaj che, commosso, racconta: «Con Alfredo siamo stati i primi a portare le vele pescaresi nei campi di regata, alla fine degli anni Cinquanta, ma non avevamo un vessillo, un’iscrizione, ci rivolgevamo a delle società che ci davano l’iscrizione per le regate nazionali fino a quando non siamo riusciti a fare un club nautico che ci permise di realizzare il sogno di portare in giro il nostro vessillo. Era il 1961, quando si facevano ancora grandi sacrifici per portare le barche a regatare».
«Finchè ha potuto, è andato in barca, anche con altri», racconta la figlia Roberta Puccinelli, «solo quest’estate non ce l’ha fatta». Ma la bicicletta, quella con cui partiva dalla sua abitazione in via Ronchi, non l’ha mai abbandonata. Sempre sorridente, cordiale, come lo ricordano tutti. Oggi alle 15, nella chiesa della Beata Vergine del Rosario, in via Cavour, i suoi funerali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

