Il comitato vittime: inopportuno candidare Lacchetta e De Vico

29 Aprile 2019

Sindaco ed ex sindaco sono a capo delle due liste in corsa alle prossime votazioni di Farindola Lo sfogo di Marco Foresta, che a Rigopiano ha perso i genitori: «Avrebbero dovuto farsi da parte» 

FARINDOLA. Sono ufficiali da ieri i nomi dei candidati che il prossimo 26 maggio animeranno le elezioni comunali in Abruzzo. La presenza di alcuni candidati sindaci rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Rigopiano dalla Procura di Pescara - come Ilario Lacchetta, Antonio De Vico e Antonio Di Marco - non sono andati giù ai membri del comitato parenti delle vittime di Rigopiano. A Farindola, nel cuore della terra scossa nel 2017 dalla tragedia di Rigopiano, entrambi i candidati sindaci sono coinvolti: Lacchetta si è ripresentato con la lista “#insiemeperfarindola”, mentre De Vico, già sindaco di Farindola dal 1995 al 2004 e poi dal 2009 al 2014, è candidato sindaco della lista “Farindola insieme”. Di Marco, dopo l’esperienza da presidente della Provincia di Pescara e da sindaco di Abbateggio, si è invece presentato come sindaco di Bolognano.
Marco Foresta, figlio unico di Bianca Iudicone e Tobia Foresta, entrambi vittime dell’inferno di Rigopiano nel gennaio 2017, sottolinea come da parte di amministratori attuali e precedenti la mossa più corretta, a suo dire, sarebbe stata quella di tirarsi fuori da questa tornata elettorale, in attesa che il procedimento giudiziario arrivi a compimento. «Ventinove anime innocenti e altrettante famiglie ignare sono state sacrificate sull’altare dell’economia di un territorio grazie a una gestione che ha generato anni di malaffare e incompetenze. In un qualsiasi altro Paese o nazione, chiunque fosse rimasto coinvolto in una simile tragedia prima e inchiesta penale dopo, avrebbe avuto solo una strada da percorrere: quella delle dimissioni, del farsi da parte ed evitare di sbagliare ancora una volta. Invece qui si assiste a una farsa, a una beffa per chi, oltre ad aver perso gli affetti più cari, oggi si sente preso in giro e umiliato dinanzi a ciò che si legge e si apprende dai giornali», dice ancora Foresta. Lacchetta, nell’ufficializzare la sua ricandidatura, ha detto che non c’è nulla che non rifarebbe di questi anni di suo mandato e anche De Vico ritiene di avere chiarito la sua posizione davanti ai pm. «Fermo restando che nel nostro ordinamento giuridico vige il pregiudizio dell’innocenza fino al terzo grado di giudizio, e che nessuno deve o può sostituirsi a giudici e inquirenti, quello che ci addolora ancor di più oggi è che non sono bastati anni di totale gestione fallimentare a sancire l’acclarata inaffidabilità, anzi si pone davanti ancora una volta la possibilità di continuare a nuocere amministrando il bene pubblico. Chi vive quella terra», dice ancora Foresta in riferimento al territorio farindolese, «deve avere il coraggio di ammettere che da quel giorno, e per sempre ormai, Farindola e Rigopiano saranno associate per gli italiani a pensieri di morte, distruzione e fallimento generale delle istituzioni locali. Chi ha permesso ciò, e con la sua incompetenza ha provocato la morte di 29 innocenti, è invece ancora ben saldo al proprio posto di comando con l’intenzione di rilanciare e continuare il proprio lavoro. Ci auguriamo che gli elettori onesti, chi crede nella giustizia, ha visto il dolore e porta ancora con sè i segni della tragedia che li ha colpiti inconsapevolmente, si renda conto che sbagliare una seconda volta significherebbe far morire di nuovo i 29 angeli innocenti e infierire ancora una volta sulla loro terra».