Il commercio cambia: 70 negozi vanno sul web

1 Ottobre 2020

Tante adesioni al piano del Comune. Le associazioni: bene, ma non basta 

PESCARA. Il futuro del commercio pescarese si trasferisce sulle piattaforme on line con l’obiettivo di salvare le sofferenti attività tradizionali. È il compromesso a cui sono dovuti scendere gli esercenti (mai stati finora grandi sostenitori della vendita virtuale) per evitare la “morte” dell’economia cittadina nell’epoca della grande crisi causata dal coronavirus, che ha messo in ginocchio il settore spazzando via marchi storici e realtà commerciali consolidate. Sono settanta, al momento, ma il numero è destinato a crescere, le attività produttive, dall’abbigliamento ai cocktail bar, che hanno deciso di iscriversi (il servizio è gratuito) al portale web “Pescara Shopping & Life” promosso dalla giunta del sindaco Carlo Masci e ideato dall’assessore Alfredo Cremonese il quale «ogni giorno», come rivela, giro la città in bicicletta «per contattare i negozianti uno ad uno e invitarli ad aderire al progetto». L’iniziativa è accolta con favore dalle associazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti, guidate da Franco Danelli e Gianni Taucci, che «plaudono all’arrivo delle piattaforme per la vendita online a patto che servino a mantenere in piedi l’economia locale». L’importanza della piattaforma e-commerce con annessa App da scaricare per godersi, prossimamente, anche il virtual tour all’interno dei negozi e lungo le vie della città per «far conoscere al mondo», evidenzia Cremonese, «le bellezze della città che ospita grandi attrattive turistiche e culturali, dalla casa di Gabriele D’Annunzio al premio Flaiano, dal ponte del Mare al Pescara jazz e al festival dannunziano, tanto per citarne alcuni», sono scritte nero su bianco in una lettera inviata ad ogni esercente della città.
E «non solo a quelli del centro commerciale naturale», sottolinea l’assessore che non ha difficoltà a disvelare che «il progetto è la continuazione di quello avviato dal mio predecessore Giacomo Cuzzi. Quel lavoro non è andato buttato, noi lo abbiamo implementato e arricchito con l’introduzione dell’e-commerce che non c’era, così come di una sezione dedicata al turismo con un tour virtuale che partirà nei prossimi giorni, e attraverso il quale sarà possibile conoscere i musei, gli alberghi, i ristoranti, i luoghi identitari da cui ciascun esercente potrà trarre benefici, inventandosi pacchetti e idee per rinascere».
Rivela, Cremonese, che il Comune sta lavorando «a un accordo per pubblicizzare Pescara a livello internazionale», ma intanto «ci adoperiamo per rendere la città sempre più bella, pulita e sicura».
Per ora i dettagli dell’operazione sono top secret, ma l’amministratore ci tiene a sottolineare che «tutto questo lavoro ha l’obiettivo di mantenere in vita le attività tradizionali, molte sofferenti, alle quali diamo la possibilità di lanciare i loro prodotti su una piattaforma gratuita e uno strumento per crescere e potenziare i brand commerciali. Per ora i negozi, tutte le attività merceologiche, che hanno aderito sono 70 e non sono poche».
L'opinione di Danelli, Confcommercio: «Va benissimo il commercio online proposto dal Comune, ma è necessario proteggere soprattutto i piccoli imprenditori che soffrirebbero o soccomberebbero contro i colossi come Amazon, a colpi di offerte sempre più basse. La mia idea è creare delle vetrine virtuali per catturare l’attenzione della clientela portandola idealmente fin dentro il negozio di fiducia. Suggerisco agli imprenditori di realizzare piccoli filmati con attori e attrici, in tal modo si darebbe lavoro a tanti giovani, per spiegare la bontà dei prodotti, la cortesia, l’accoglienza calorosa del nostro territorio. È il programma per il prossimo anno che presto sottoporrò all’assemblea di Confcommercio».
Vendita on line sì, purché «gli acquisti si facciano nel negozio sotto casa per salvare l’economia del nostro territorio», è il commento di Taucci, direttore di Confesercenti, «e non per arricchire aziende straniere. Solo così il commercio tradizionale riuscirà a mantenere il suo ruolo e i clienti non perderanno il rapporto umano e professionale col negoziante di fiducia che potrà mantenere i posti di lavoro. Oltre al fatto che una città senza negozi si svuoterebbe e morirebbe, indebolendo l'economia del territorio».
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