Il Comune a caccia di 12 milioni «Lo Stato ci aiuti a pagare i debiti»

L’amministrazione spera nell’intervento del governo per saldare gli arretrati di un vecchio prestito L’assessore Seccia: «Attendiamo una risposta in settimana». Ma è già pronto un piano per i tagli
PESCARA. Il Comune è in fibrillazione: entro giugno l’ente deve pagare un debito di 12 milioni di euro e i soldi ancora non ci sono. L’amministrazione spera che arrivi un contributo del governo, ma dall’esecutivo non sono ancora arrivate risposte, nonostante gli appelli lanciati dai parlamentari abruzzesi.
«Attendiamo una risposta a giorni», ha detto ieri l’assessore al bilancio Eugenio Seccia durante una seduta della commissione Finanze, presieduta da Salvatore Di Pino, dedicata ad esaminare la situazione economica del Comune. All’interno dell’amministrazione non si nasconde una certa preoccupazione, perché se i soldi non dovessero arrivare dallo Stato, dovrà scattare il piano B, ossia un piano fatto di lotta all’evasione e di tagli alle spese.
la sentenza Il Comune si ritrova questo maxi debito a causa di una sentenza della Corte costituzionale che risale addirittura al 2019. Questa sentenza obbliga tutti i Comuni italiani che abbiano acceso un mutuo con lo Stato, per risanare i conti in dissesto, a restituire il prestito non più in 30 anni, come previsto inizialmente, ma in 10. Questo si è tradotto in un aumento delle rate future e nel pagamento in conguaglio dell’arretrato.
Così il mese scorso, il ministero delle Finanze ha comunica all’amministrazione comunale che, in ragione di quella sentenza della Consulta, l’ente dovrà restituire i soldi che gli erano stati concessi, in totale 33 milioni di euro, sulla base della procedura di predissesto approvata nel 2015 dalla precedente giunta Alessandrini. In sintesi il Comune, anziché continuare a restituire un milione di euro l’anno fino al 2045, sarà obbligato a pagare 3 milioni 900mila euro l’anno fino al 2025, più gli arretrati non versati in passato. Ciò si è tradotto in un debito di oltre 12 milioni di euro da pagare nel 2022.
appello al governo «Abbiamo informato i cittadini, con grande trasparenza», aveva spiegato nei giorni scorsi il sindaco Carlo Masci, «che il Comune di Pescara, già in piano di rientro da 7 anni, non potrà mai pagare importi di questa entità così in breve tempo. Ci siamo rivolti al ministero chiedendo di trovare una soluzione che alleggerisca il peso gravante su Pescara a causa di quella sentenza della Corte costituzionale, così come già accaduto, d’altronde, per le città metropolitane di Napoli e Reggio Calabria, colpite dalla stessa decisione, ma in condizioni notevolmente peggiori rispetto alla nostra». Da qui, l’appello a tutti i parlamentari abruzzesi ad intervenire con una norma specifica per salvaguardare gli equilibri di bilancio del Comune.
imu a rischio Una risposta, rispetto alla richiesta di aiuto, dunque è attesa entro questa settimana. Si tratta di una corsa contro il tempo, perché se entro giugno il Comune non dovesse pagare il debito, lo Stato sarà costretto a trattenere gli incassi dell’Imu che i pescaresi saranno chiamati a versare il 16 giugno e il 16 dicembre prossimi.
il piano dei tagli L’amministrazione comunale ha già preparato un piano di emergenza da far scattare nel caso non dovessero arrivare gli aiuti dal governo. Un piano che, però, richiederà del tempo per verificare eventuali effetti positivi sui conti. Le misure, già in parte adottate dal Comune, consistono nel blocco di tutte le spese non obbligatorie; l’ampliamento delle aree di parcheggio a pagamento; il rilancio dell’attività di riscossione dei tributi; il potenziamento della lotta all’evasione; l’applicazione dell’aumento delle tariffe per gli asili nido e per le mense scolastiche; la riduzione del numero di concessioni gratuite degli immobili in favore di enti e associazioni per tamponare l’aumento dei costi energetici; l’aumento degli accantonamenti per i contenziosi legali per evitare il ricorso a debiti fuori bilancio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

