Il Comune deve pagare debiti per 400mila euro

7 Giugno 2017

Vecchie cause perse e quote non versate al Consorzio industriale: ecco il conto

PESCARA. Una stangata si sta per abbattere sui conti del Comune. Domani, il consiglio comunale esaminerà tre delibere riguardanti vecchi debiti da inserire fuori bilancio dell’ente. Facendo la somma degli importi richiesti, si scopre che l’amministrazione deve versare ben 404.312 euro. Si tratta di una cifra sicuramente elevata per il Comune già in predissesto finanziario.
Il primo debito riguarda vecchie quote non pagate che risalgono a quando il Comune era socio azionista del Consorzio per lo sviluppo industriale Chieti Pescara, da anni in liquidazione. Ma il caso più eclatante è quello di un vecchio esproprio di un terreno, che risale addirittura ai primi anni Novanta, rimborsato solo in parte al proprietario. Il terzo debito, invece, deriva da una sentenza che ha riconosciuto il diritto delle Poste di ottenere il rimborso dal Comune dei permessi retribuiti, pari a 34.867 euro, per il dipendente Alberto Balducci, quando ricopriva l’incarico di consigliere comunale.
CONSORZIO INDUSTRIALE. Risalgono al 2001 e al 2013 le quote annuali che il Comune non ha pagato quando era socio del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area di Chieti Pescara, in passato chiamato consorzio industriale Val Pescara. Si tratta, nel dettaglio, della quota del 2001, pari a 113.878 euro e di quella del 2013, di 77.961 euro. Per un totale di 191.839 euro da pagare.
La vicenda, in realtà, parte dal 20 dicembre del 1999, quando l’amministrazione comunale, guidata allora dal sindaco Carlo Pace, aderì in qualità di socio al Consorzio mediante la sottoscrizione di 245 quote per complessivi 245 milioni di vecchie lire, pari a 126.531 euro di oggi. Ma nel 2001, l’ente si dimenticò di pagare la quota annuale di socio.
Successivamente, la gestione del consorzio oberato di debiti si ridusse all’ordinaria amministrazione, con la conseguenza che la società «non conseguì più», spiega il Comune, «l’oggetto sociale previsto all’epoca della sua costituzione consistente nella promozione e nella realizzazione delle condizioni necessarie per lo sviluppo dell’industria, dell’artigianato e del commercio all’ingrosso, nonché della programmazione del territorio». Poi, nel 2011, una legge regionale avviò l’iter per riformare il sistema dei consorzi di sviluppo industriale con la loro fusione nell’Arap. Tra l’altro, la situazione economica della società di Chieti Pescara fu compromessa da un’enorme quantità di debiti pregressi.
La situazione rimase in stallo fino al 2014, quando l’amministrazione comunale decise di fare ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario dichiarando il predissesto per risanare i conti in profondo rosso. In virtù di quella decisione avviò una riduzione della spesa con la dismissione della partecipazione azionario in alcuni enti, tra cui il Consorzio industriale. Così, il 13 maggio del 2015, il consiglio comunale votò una delibera per confermare la volontà dell’ente di recedere dal consorzio. Ma la vicenda è andata avanti. Il 7 aprile scorso, il collegio dei liquidatori del consorzio ha ritenuto opportuno di cedere il credito vantato nei confronti del Comune ad Equitalia per compensare un debito pari a 250.623 euro, Dopodiché, il presidente del collegio ha inviato una lettera al Comune per richiedere il pagamento 220.309 euro, somma comprensiva anche di una parte della quota del 2015 di 28.469 euro. Ma l’amministrazione ha respinto tale richiesta e ha annunciato il riconoscimento solo del vecchio debito che ammonta a 191.839 euro.
ESPROPRIO DEL TERRENO. Ancora più sconcertante il debito maturato per un esproprio mal pagato dal Comune.
La storia parte addirittura dai primi anni Novanta, quando il Comune fece degli espropri in via Vallelunga per l’ampliamento del cimitero di San Silvestro pagando le aree come terreni agricoli. Due proprietari, nel maggio 1991, citarono in giudizio davanti al tribunale di Pescara il Comune richiedendo il pagamento del conguaglio dell’indennità di esproprio non più calcolata come fondo agricolo, bensì con gli stessi criteri fissati per le aree edificabili.
Il Comune fece resistenza contestando la richiesta dei due proprietari, in quanto l’area espropriata non sarebbe stata edificabile. Il tribunale di Pescara diede ragione all’ente e respinse il ricorso. I proprietari, però, fecero appello contro la sentenza davanti alla Corte dell’Aquila insistendo per il riconoscimento della vocazione edificatoria dell’area oggetto dell’esproprio. La Corte d’Appello, pur confermando la tesi dell’inedificabilità dell’area, riconobbe il diritto ad un conguaglio. I proprietari si rivolsero alla suprema Corte di Cassazione e qui i giudici fecero presente che il valore decretato dal Comune all’area non avrebbe tenuto conto della possibilità di destinare il terreno anche a parcheggi. Con successivo atto di citazione in riassunzione, i proprietari chiesero alla Corte d’Appello di applicare il principio enunciato. Tra conguaglio e spese legali, la somma ora da pagare è arrivata a 177.606 euro.
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