Il Comune: troppo cari gli affitti alla stazione

L’assessore al Commercio Cuzzi: pronti a incontrare le Ferrovie
PESCARA. Tra i tanti ad aver fatto marcia indietro di fronte ai prezzi troppo alti dei locali della stazione c’è anche il Comune. Un fuggi fuggi di chi già c’era, e di chi ci sarebbe voluto essere, che negli anni ha fatto di questa gigantesca infrastruttura quello che è oggi: un’enorme scatola vuota, con appena duemila metri quadrati utilizzati sui complessivi 19mila.
«Colpa degli affitti troppo alti e delle condizioni imposte dal gestore di quei locali» racconta chi, nonostante tutto, prova ancora a resistere. Prezzi che per poche decine di metri quadrati si aggirano intorno ai quattromila, cinquemila euro con l’aggiunta di una percentuale annua da versare rispetto agli incassi. Condizioni che nel tempo hanno portato via la banca, e con questa il bancomat, il ristorante, l’ampia parafarmacia che ha riaperto in uno spazio più che ridimensionato lo scorso aprile e, soprattutto, che hanno impedito la reale integrazione della stazione con la città che vive a pochi passi da lì.
Un tema di cui qualche giorno fa si è occupato il Centro e sul quale le Ferrovie, per il tramite dell’ufficio stampa, non solo ha fatto sapere di aver riassorbito da Centostazioni la gestione di 620 scali italiani tra cui quello di Pescara ma, soprattutto, ha lanciato un appello alla città, e in particolare ai commercianti, a farsi di nuovo avanti: «Stiamo lavorando al nuovo concept industriale delle stazioni, le modalità di affitto si possono ripensare, i commercianti si facciano avanti».
Un invito che raccoglie per primo proprio l’assessore al Commercio e al Turismo Giacomo Cuzzi: «Noi li avevamo contattati un anno e mezzo fa per dei locali che ci servivano per un ufficio di informazione turistica alla stazione. Ma i fitti richiesti erano esagerati per il nostro budget. È certo che, se le condizioni sono cambiate, possiamo avviare un discorso di promozione e di informazione turistica creando un percorso che parta proprio dalla stazione, prossima alla riqualificazione urbana da cui sarà interessata con la riqualificazione delle aree di risulta. Devo dire», confida Cuzzi, «che in assessorato sono venute diverse persone per avere contatti con Centostazioni ma le pretese economiche per i locali della stazione erano lontane dalle aspettative e dalle possibilità degli imprenditori interessati. Dunque benvenga questa apertura da parte di Rfi, perché c’è tanta voglia di avviare nuove attività. Se Ferrovie ha calmierato i suoi canoni di affitto per incentivare l’insediamento delle imprese commerciali, anche noi come amministrazione possiamo avviare un discorso da un punto di vista commerciale, a cominciare da spazi dedicati alla promozione e all’informazione turistica che inserirebbero la stazione in un percorso direttamente collegato al centro commerciale naturale. Ma proprio su questo», annuncia Cuzzi, «inviterò Ferrovie al prossimo tavolo del Turismo».
«Non possiamo intervenire sulle politiche commerciali di Ferrovie», sottolinea l’assessore all’Urbanistica Stefano Civitarese, «ma sicuramente possiamo favorire l’integrazione della stazione con il parco centrale dell’area di risulta. Su questo tema è da circa un annetto che ci stiamo confrontando con Centostazioni con cui, per il progetto del parco centrale dell’area di risulta condividiamo il tratto di strada all’ingresso della stazione, che sarà pedonalizzato. Ecco, in questo contesto loro stessi ci hanno mostrato il loro programma, che è quello di collegare tutti e tre i corpi della stazione, comprese le gallerie, riunificandoli con percorsi pedonali».
Un progetto che va sottoposto al Comune e approvato d’intesa con l’ente in quanto inserito nelle Norme tecniche di attuazione del piano regolatore secondo cui Ferrovie deve mettere a disposizione del Comune un quinto degli spazi di interesse collettivo per un periodo di almeno 99 anni. Spazi destinati alla ciclostazione e al co-working, a disposizione di imprese e startup giovanili, e comunque collegati alle nuove politiche sulla mobilità cittadina.
«Il fatto che oggi la stazione sia in questo stato», commenta Civitarese, «è per responsabilità delle Ferrovie, ma anche delle amministrazioni che si sono succedute. Ci vuole anche una politica urbanistica».
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