Il conducente: andavo a 40 all’ora ho cercato di evitare la macchina

18 Settembre 2019

PESCARA. Trentatrè anni di servizio e mai un incidente. Sono state l’esperienza e la prudenza dell’autista della Tua, ieri alla guida dell’autobus carico di ragazzi, a evitare la tragedia. Una...

PESCARA. Trentatrè anni di servizio e mai un incidente. Sono state l’esperienza e la prudenza dell’autista della Tua, ieri alla guida dell’autobus carico di ragazzi, a evitare la tragedia. Una prudenza di cui parlano i suoi colleghi, pronti a scommettere «sull’attenzione e la meticolosità che da sempre ne contraddistinguono la guida morbida» e che lo stesso conducente, A.M. di Montesilvano, conferma con il racconto di quei momenti.
Un racconto che concede al Centro a fine serata, mentre è ancora all’ospedale di Chieti per tutti gli accertamenti e dopo aver riferito ai carabinieri quello che ripete anche al giornale: «Andavo tranquillo, procedevo sulla destra senza problemi, a 40 all’ora, alla guida dell’autobus a metano. Poi dalla direzione opposta, ho visto arrivare l’Audi, da lontano ho visto che era un po’ larga ma ho pensato che sarebbe rientrata. Continuavo a mantenere la destra, senza perdere di vista l’Audi, ma di più non potevo andare a destra, c’era il ciglio della strada e poi la scarpata». E invece, all’altezza di una semicurva, lungo la strada provinciale che da Santa Teresa porta a Caprara di Spoltore, è successo: la macchina non solo non è rientrata nella traiettoria della sua corsia, ma ha preso la fiancata dell’autobus.
«La macchina mi ha toccato sulla fiancata sotto lo sportello di guida e ha proprio spostato l’autobus, che è finito contro l’albero», riprende l’autista. «È stata una questione di attimi, dallo specchietto ho continuato a seguire con lo sguardo quella macchina che dopo lo scontro ha perso lo sportello e intanto mi sono reso conto dell’albero che aveva sfondato il mezzo. Ho fatto scendere i passeggeri, lo stesso automobilista», va avanti il conducente della Tua, «è sceso per aiutarmi, è venuto a soccorrerci. Forse scendendo a quell’ora (le 13 circa ndr) non si aspettava di trovarsi davanti un autobus, dopo la semicurva. Ma poteva essere una strage, mi sono davvero spaventato». Alla fine è a lui che in tanti, tra i passeggeri di quell’autobus, ringraziano perché, come fanno notare gli stessi soccorritori, il conducente ha evitato che l’autobus finisse sotto la scarpata, lungo i sei sette metri di sassi e rovi. «Ho ancora il sangue dei passeggeri addosso», si lascia sfuggire A.M. a fine giornata, «e per fortuna che due fermate prima era scesa la metà dell’autobus». (s.d.l.)
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