Il Consiglio azzera l’intesa per ricostruire la filanda

14 Marzo 2017

Passa l’emendamento che blocca il cemento nel parco pubblico di via Pasolini Il Comune ha 60 giorni per trovare un’altra area, il comitato spera ancora

PESCARA. Tutto da rifare per la ricostruzione della filanda Giammaria abbattuta il 24 aprile 2015. Ieri, il consiglio comunale ha approvato un emendamento della commissione Gestione del territorio alla delibera sull’ex opificio che, di fatto, azzera l’accordo raggiunto tra l’amministrazione comunale e il proprietario dell’area di via Monte Bolza, il costruttore di Montesilvano Raffaele Di Giovanni.

In base a questa modifica il parco di via Pasolini non potrà più essere cementificato e l’area, che il Comune avrebbe dovuto cedere all’imprenditore per trasferire la volumetria prevista in via Monte Bolza, in modo da consentirgli di costruire un palazzo di cinque piani, ora non potrà più essere cementificata. Quel parco pubblico, diventato merce di scambio nell’accordo, avrebbe permesso al Comune di acquisire l’area di via Monte Bolza per ricostruire la filanda, da adibire poi a museo dei lavori femminili, per cui la Regione ha già stanziato 1,3 milioni di euro per finanziare l’opera.

Ora, si dovrà cercare un’altra area da proporre al costruttore per convincerlo a non costruire nel suo terreno di via Monte Bolza. In base a quanto è scritto nell’emendamento, il dirigente del settore Emilia Fino dovrà procedere, entro il termine di 60 giorni, in contraddittorio con l’imprenditore titolare del permesso di costruire, per individuare altre possibili aree idonee al trasferimento della volumetria, «oppure», si legge nel documento, «perseguire altre eventuali soluzioni compensative anche d’intesa con la Regione».

Soddisfatti i residenti della zona di via Pasolini che, proprio ieri, hanno consegnato al sindaco Marco Alessandrini oltre mille firme contro l’ipotesi di cementificare il parco pubblico. Decisamente meno soddisfatte le numerose associazioni che hanno costituito il Comitato per la filanda, protagonista domenica scorsa di una manifestazione organizzata nel parco Peter Pan, tra via Rigopiano e via Monte Faito, per sollecitare la ricostruzione dell’ex opificio.

«Sicuramente, è stato fatto un passo indietro», ha commentato Edvige Ricci, esponente del comitato, dopo l’approvazione dell’emendamento, «ora speriamo che il tempo assegnato al dirigente sia sufficiente per risolvere una questione, ormai annosa, che nasce per evitare la cancellazione totale delle ultime tracce della storia industriale e di emancipazione femminile conservate da Pescara». «Non si tratta di ricostruire la filanda abbattuta», ha precisato, «ma di creare un luogo culturale di documentazione del lavoro femminile nella storia di Pescara, con annesso restauro dell’ex casino di caccia, che è un palazzo del Settecento vincolato, ma inutilizzabile nel caso della costruzione di un edificio». «La grande partecipazione riguardo alle iniziative del Comitato per la filanda», ha aggiunto la Ricci, «ci fa sperare che si possa arrivare ad una soluzione condivisa e civile per l’intera città. Ieri pomeriggio (domenica, ndr), la grande presenza di famiglie con bambine e bambini all’iniziativa per la filanda ci consegna l’augurio di un futuro positivo». Di parere diverso il capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli, che si è battuto sin dall’inizio per cercare di bloccare la cementificazione del parco di via Pasolini. «Il parco non potrà essere cementificato come merce di scambio per la ricostruzione dell’ex filanda Giammaria, né potranno essere sacrificati altri spazi verdi della città», ha affermato, «lo ha sancito l’emendamento alla delibera portata in aula dall’assessore all’urbanistica Stefano Civitarese che, di fatto, ha confermato il clamoroso dietrofront della giunta confusionaria e pasticciona. Dietrofront che, a nostro giudizio, ha posto oggi una pietra tombale sulla ricostruzione dell’ex filanda. È assurdo pensare di spendere 1,3 milioni per ricostruire un feticcio improponibile».

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