Il convegno dell’ultradestra nel Palazzo della Provincia

Il logo dell’ente nella locandina con l’associazione che venera gerarchi fascisti e antisemiti. E il 20 febbraio ci sarà la presentazione del libro “Bugie coloniali”
PESCARA. Sullo stesso manifesto convivono, separati da pochi centimetri ma uniti nella promozione di un evento pubblico, due simboli che la storia e la Costituzione vorrebbero antitetici. Da una parte figura l’araldo ufficiale della Provincia di Pescara, presieduta da Ottavio De Martinis, emblema dell’amministrazione repubblicana; dall’altra compare il logo del centro studi ‘La Cittadella’, un’associazione di ultradestra che fa del revisionismo storico e della venerazione per il fascismo la propria cifra identitaria. Non si tratta di una semplice svista grafica: il prossimo 20 febbraio, la sala Figlia di Iorio – situata all'interno del Palazzo del Governo, lo stesso edificio che ospita Provincia e Prefettura – aprirà le porte alla presentazione del libro Bugie coloniali, garantendo così una tribuna istituzionale a chi teorizza che l’inno degli studenti universitari fascisti sia «un invito all’azione».
La vicenda assume i contorni di un caso politico non appena si analizza l’identità dei soggetti coinvolti. Il Palazzo della Provincia, luogo deputato alla garanzia democratica e al rispetto delle leggi, si appresta ad accogliere un gruppo che, stando ai documenti e alle dichiarazioni pubbliche, si muove lungo direttrici ideologiche ben precise. Gli organizzatori dell’evento, infatti, non nascondono la propria ammirazione per figure come Robert Brasillach, il collaborazionista francese fucilato nel 1945, noto per aver utilizzato la stampa come strumento di delazione, pubblicando sulle riviste gli indirizzi privati degli ebrei per facilitarne la cattura da parte dei nazisti. Scorrendo il profilo dell’associazione, emergono dettagli che rendono l’affiancamento dei loghi ancora più stridente.
Il centro studi pescarese, che ha la sua base operativa tra via Rigopiano e via Tasso, si pone obiettivi ambiziosi per il futuro prossimo: il 2026, nelle loro intenzioni, dovrà essere l’anno della valorizzazione di Arnaldo Mussolini. Il fratello del Duce viene definito dai militanti come «una delle anime più attive e lucide del fascismo», una figura che necessita di essere riabilitata agli occhi dell’opinione pubblica. Non si tratta di speculazioni teoriche, ma di un attivismo che si manifesta attraverso riti e simboli precisi. La stessa associazione organizza regolarmente la cerimonia del «Presente!» in una piazza di Chieti, specificando, attraverso i propri canali di comunicazione, che tale rito non va inteso come una commemorazione funebre, bensì come un atto di mobilitazione permanente. L’orizzonte dichiarato è quello dell'assalto «con la bandiera nera nelle strade e sulle barricate», un linguaggio che evoca apertamente la stagione dello squadrismo e che stride con la sobrietà richiesta a un ente pubblico.
La penetrazione di tali messaggi nel tessuto cittadino passa anche attraverso la formazione delle giovani generazioni. La biblioteca del centro studi, accessibile al pubblico, offre testi di Julius Evola, Louis-Ferdinand Céline e Pierre Drieu La Rochelle, costruendo un pantheon culturale che pesca a piene mani dall'antisemitismo e dal pensiero reazionario del Novecento. Un altro evento in Provincia che ha visto partecipare La Cittadella risale allo scorso 11 dicembre, quando – sempre nella sala Figlia di Iorio – è stato presentato il volume “L’emergenza negata - Il collasso delle carceri italiane” scritto da Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma recluso a Rebibbia dopo la condanna con l’accusa di traffico di influenze.
L’evento del 20 febbraio, dunque, non è un episodio isolato, ma l’ulteriore punto di arrivo di una strategia di accreditamento che ora tocca i vertici delle istituzioni locali. La locandina, che sta circolando viralmente sui social network raggiungendo migliaia di utenti, annuncia la presenza dell’autore Alberto Alpozzi e della sua trilogia. L’opera viene presentata come «un viaggio documentario nella vera storia del colonialismo italiano», un testo concepito «contro leggende, fake news e verità scomode per i paladini del politicamente corretto». Il linguaggio utilizzato ricalca fedelmente la retorica del revisionismo, che punta a ribaltare la storiografia ufficiale presentando il colonialismo italiano sotto una luce benevola, epurata dalle sue colpe storiche.
A rendere possibile l’ingresso di queste tesi nel Palazzo del Governo concorre una rete di sponde associative. Accanto allo stemma della Provincia e al simbolo della fiamma tricolore stilizzata del centro studi, figurano infatti i loghi di altre realtà locali: l’associazione Fontevecchia e Pescara nel cuore. Quest’ultima, nata ufficialmente per la «promozione della città attraverso eventi e iniziative nell'ambito del marketing territoriale», finisce per fungere da veicolo di legittimazione per contenuti di tutt’altra natura. Si assiste così a una sorta di normalizzazione dell’estremismo, dove il marketing territoriale e la riscoperta delle tradizioni diventano il contenitore neutro all’interno del quale veicolare messaggi politici radicali.
La presenza dello stemma della Provincia sulla locandina impegna l’istituzione in una forma di validazione implicita dei contenuti proposti e dei soggetti proponenti. Vedere un simbolo della Repubblica affiancato a chi propaganda la “remigrazione” degli stranieri e organizza flash mob con lo slogan «rispediamoli a casa loro» pone un interrogativo sulla tenuta dei filtri di controllo democratico all’interno degli enti locali. Mentre la politica discute, il 20 febbraio, nella sala più prestigiosa della Provincia, andrà in scena la celebrazione di un passato che non passa, legittimata dal timbro dello Stato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

