Il Covid fa 106 ricoverati L’esperto: «Vaccinatevi»

16 Novembre 2023

Parla il professor Vecchiet, primario di malattie infettive e docente alla D’Annunzio «Era prevedibile, ma non è ancora finita: con il freddo i contagi saliranno ancora» 

CHIETI. Il Covid continua a crescere in Abruzzo: 106 ricoveri e 3 decessi recenti tra cui una donna di 59 anni. Sono questi i due dati significativi aggiornati alle 13 di ieri, alla vigilia del bollettino ufficiale dell'assessorato alla Sanità che sarà diffuso domani. A settembre scorso i ricoveri erano appena dieci. «Era prevedibile con l'arrivo della stagione fredda. Nelle prossime settimane i contagi saliranno ancora», avverte il professor Jacopo Vecchiet, docente alla D’Annunzio e primario di Malattie infettive al policlinico di Chieti.
Professor Vecchiet, il Covid ha ripreso la sua corsa. Ieri sono stati superati i 100 ricoveri in Abruzzo. C'è da preoccuparsi?
In realtà sono variazioni attese considerando che, con la stagione invernale, le malattie a trasmissione respiratoria riprendono a circolare con una maggiore incidenza. Il Covid, ormai, dev’essere equiparato, come indice diffusione all'influenza.
Questo significa che, come per l’influenza, nella stagione invernale i contagi aumenteranno ulteriormente?
È molto probabile, anche se più che fare previsioni è opportuno agire sulla prevenzione. Il metodo migliore resta la vaccinazione contro il coronavirus, che peraltro può essere abbinata a quella contro l'influenza.
Gli abruzzesi si stanno vaccinando?
I numeri sono tutt'altro che positivi: la somministrazione del vaccino contestuale antinfluenzale e anticovid procede molto a rilento. L'adesione non è ancora importante in termini numerici e questo è un dato da leggere negativamente proprio in ragione dell'aumento dei casi. Anzi, sulla vaccinazione rileviamo un calo evidente rispetto agli anni precedenti.
Da cosa dipende il rallentamento della vaccinazione, anche tra i più anziani?
Con molta probabilità il Covid non viene più percepito come un problema grave o, quanto meno, come un pericolo reale per la salute. Un atteggiamento che, forse, è frutto anche di un riflesso psicologico. Dopo lunghi periodi di isolamento, di restrizioni e utilizzo della mascherina c'è il desiderio, da parte della popolazione, di tornare alla normalità. Non si avverte più l'esigenza di assumere un atteggiamento di prudenza e attenzione nei confronti della diffusione del Covid. In altri termini, la soglia di allerta e, quindi, l'attenzione generale sul fenomeno sono scese.
Eppure, nelle passate stagioni, l'uso della mascherina ha fatto la differenza.
Non va dimenticato che, negli anni scorsi, grazie all'uso delle mascherine e al distanziamento era crollata anche l'incidenza dell'influenza. Personalmente, sono dell'idea che, in particolare, per anziani, donne in gravidanza, immunodepressi e tutte le categorie considerate fragili, sarebbe utile tornare all'utilizzo precauzionale della mascherina, almeno nei luoghi pubblici al chiuso o particolarmente affollati. Questo per prevenire non solo la diffusione del Covid, ma oltre 130 virus respiratori.
Quale variante del Covid è più diffusa in questo momento e con quale incidenza in termini di aggressività?
La variante Omicron è la dominante: le sottovarianti derivano dalla Omicron. Il virus ha mantenuto, nel tempo, la sua capacità di infettare, ma con un impatto clinico nettamente diverso. Non vediamo più le gravi infezioni respiratorie che hanno caratterizzato il periodo pandemico perché il virus si è rimodellato e ha perso la sua aggressività. Il secondo fattore da tenere presente è che ormai il Covid trova una popolazione immune, in quanto vaccinata o per una precedente infezione. Chi ha contratto la malattia, si è vaccinato o ha avuto la doppia immunizzazione, deve procedere con la quinta dose di vaccino?
È consigliabile a tutti, anche se l'indicazione prioritaria resta per le categorie a rischio. La quinta dose è l'unico deterrente davvero efficace contro l'avanzata dal virus anche perché il vaccino che viene proposto ha la sua capacità immunologica nei confronti delle varianti in circolazioni. In altre parole, è molto efficace proprio sulle varianti che girano in questo momento e ristimola un'attività immunitaria importante.
Professore, quali sono le previsioni sulla curva virale di qui alle feste natalizie?
Se l'andamento resta quello degli anni precedenti ci sarà un naturale aumento della circolazione del virus con un maggior numero di persone che si positivizzeranno nel corso delle prossime settimane. La stagione invernale, il freddo e gli ambienti chiusi sono tutti fattori che agevolano la diffusione virale e, nel caso specifico, l'aumento dei contagi. Ma il numero di nuovi positivi non corrisponderà a quello delle persone ammalate, che avranno bisogno di ospedalizzazione. Non è detto che chi contrae il virus automaticamente si ammali. Ma per frenare i contagi bisogna lavorare sulle prevenzione che dà un risultato certo, e non sulle previsioni che lasciano il tempo che trovano». (m.p.)
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