Il declino di viale Kennedy Una catena di locali vuoti

Macelleria, pescheria, profumeria, agenzia di viaggi: saracinesche abbassate E un commerciante rivela il suo dramma: «A 60 anni mi ritrovo senza lavoro»
PESCARA. Dal mese di gennaio non ha più avuto il coraggio di mettere piede in viale Kennedy. Lì aveva un negozio di generi alimentari e salumeria, a poca distanza da piazza San Francesco.
Con quell’attività pensava di arrivare alla pensione, e invece non ce l’ha fatta, negli ultimi due anni non è riuscito neppure a versare i contributi e si è trovato costretto a chiudere, schiacciato dalla crisi, pur senza avere un’alternativa. Due mesi fa ha detto «basta» e si è arreso alle difficoltà che da anni lo piegavano ogni giorno di più: Luciano Scoscina, 60 anni, ha gettato la spugna e ha chiuso il negozio. Ora cerca un nuovo lavoro ma alla sua età non è semplice, anzi appare impossibile.
La sua è solo una delle attività sparite dalla geografia commerciale di viale Kennedy, dove la maggior parte dei locali commerciali (foto Giampiero Lattanzio) è vuota. «Il fruttivendolo, la pescheria, la profumeria, la macelleria, l’agenzia di viaggi: nel tempo hanno abbandonato quasi tutti. D’altronde in viale Kennedy vivono per lo più persone anziane, comprare una casa in questa strada è impossibile, per via dei prezzi. E i negozi non possono contrastare la concorrenza dei centri commerciali, che hanno rovinato i piccoli commercianti. L’euro, poi, ci ha davvero massacrati».
Dopo essere rimasto senza lavoro Scoscina si è preoccupato di ricollocarsi e ha cercato altro. Ma fino ad ora non ha ricevuto risposte.
«Sono disponibile a fare tutto: l’imbianchino, la pulizia dei giardini, il portiere di notte, il custode, il magazziniere, solo per dirne alcune. Ho consegnato il curriculum ovunque: si limitano a prenderlo, ma poi non chiama nessuno». Pensare ad un sostegno dello Stato è follia. «Dopo 33 anni di contributi versati non ho alcun ammortizzatore sociale», dice sempre il sessantenne. «Per chi vive una situazione come la mia le istituzioni non esistono. E in Comune mi hanno risposto che potrebbero pagare una bolletta ogni due mesi, o forse solo una parte». Scoscina è demoralizzato e lo sconforto lo assale se pensa al domani. In questo momento deve necessariamente contare sull’aiuto dei familiari, ma questa situazione lo fa sentire «mortificato». E deve vivere con la madre, che percepisce una pensione di 623 euro al mese. Non sapendo come uscirne, ha messo in vendita la casa, in viale Marconi, perché quei soldi gli servono per sopravvivere. E intanto spera che il suo telefono suoni. Che qualcuno creda in lui, «dopo 39 anni trascorsi nel mondo del commercio».
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