Il dialogo con Ankara per l’adesione alla Ue diventa più difficile

18 Aprile 2017

L’Austria: interrompere i colloqui. Merkel resta prudente Hollande: «Fine del negoziato se torna la pena di morte»

ROMA. Sono caute le prime reazioni al referendum turco dalla Germania, il paese che ospita la più grande comunità di turchi all’estero. Il governo tedesco ha deciso di emettere un comunicato congiunto della Cancelliera e del ministro degli Esteri, cosa che fa di rado, segno del peso che a Berlino si dà al risultato delle urne. «Il governo tedesco rispetta il diritto dei cittadini turchi di decidere sul loro ordine costituzionale» dicono Angela Merkel e Sigmar Gabriel «i risultati del referendum mostrano come sia divisa profondamente la società turca e ciò comporta una grande responsabilità per la leadership turca e per il presidente Erdogan personalmente». I due invitano poi il governo di Ankara ad avere «un dialogo rispettoso» con tutta la società e con l’intero spettro politico. Una risposta di contenuto, ma non di chiusura netta: per la Germania perdere la Turchia come paese almeno dialogante sul confine con l’Asia e il Medio Oriente è considerata una sconfitta. Una rottura, inoltre, metterebbe a rischio l’accordo tra Ue e Turchia sui rifugiati e riaprirebbe in Europa una crisi sui migranti.

L'Italia ha espresso concetti simili, chiamando Ankara a collaborare con le opposizioni. «Auspichiamo un raffreddamento delle tensioni interne al paese e un coinvolgimento delle opposizioni nel percorso di implementazione delle riforme» ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che ieri ha detto di voler aspettare la valutazione finale degli osservatori Osce. Anche François Hollande è su posizioni di non rottura immediata, ma ha voluto aggiungere che, se la Turchia decidesse attraverso un referendum di reintrodurre la pena di morte, i colloqui per la sua adesione alla Ue «non potrebbero che essere chiusi». Opinione che certamente condividono gran parte dei paesi europei, ma forse non tutti, soprattutto a Est. L’Austria, invece, ha chiesto l'interruzione immediata dei colloqui di adesione, attraverso il ministro degli Esteri Sebastian Kurz. «La Turchia non può essere un membro. Bisogna porre fine alla finzione dell’adesione» ha aggiunto il ministro, sollecitando piuttosto un accordo di vicinato. «Il voto» ha aggiunto Kurz «è anche un chiaro segnale contro la Ue, al quale l’Europa deve rispondere a sua volta con una chiara reazione: occorre finalmente sincerità sui rapporti tra la Ue e la Turchia. Il tempo dei tatticismi deve finire».

Elmar Brok, europarlamentare Cdu e fedelissimo della Merkel, dice che con la pena di morte, l’ipotesi di un’ingresso della Turchia nell’Ue sarebbe «morta e sepolta» mentre Mosca, con una nota del portavoce, Dimitri Pescov, fa sapere di ritenere il referendum un affare interno alla Turchia e chiede che venga rispettato il risultato: «Crediamo che tutti dovrebbero rispettare la volontà del popolo turco». Gli Stati Uniti fanno invece sapere che attenderanno il rapporto degli osservatori internazionali prima di esprimere un commento. Il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, chiede alla Turchia di rispettare «lo stato di diritto e i diritti fondamentali» e si dice molto «preoccupato» del possibile referendum sulla pena di morte. In Italia i più preoccupati sono i leghisti. Roberto Calderoli parla di «sultanato islamico» mentre Matteo Salvini dà un aut aut ai suoi fedelissimi: «La Turchia non deve entrare nella Ue e chi vuole stare insieme alla Lega deve essere favorevole all’immediata interruzione dei negoziati». (g.r.)

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