«Il disabile non è morto a causa delle botte»

12 Gennaio 2016

Parla l’avvocato dell’imprenditore accusato di aver malmenato un 50enne: «L’errore è dei medici»

PESCARA. È orientato a esporre la sua verità al giudice, piuttosto che al pm Paolo Pompa che a breve, trascorsi i 20 giorni dalla notifica - risalente al 23 dicembre scorso - dell’avviso di conclusioni delle indagini, chiederà il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale nei confronti dell’imprenditore di Francavilla originario di Crecchio Rocco Granata, 55 anni, accusato di aver malmenato a Pescara, provocandone la morte cinque giorni dopo, un paziente psichiatrico colpevole di aver infastidito con una frase i suoi clienti la sera del 7 ottobre del 2014 in un locale di Porta Nuova.

«Dobbiamo leggere bene le carte», ripete l’avvocato difensore Maurizio Mililli, «ma una cosa è certa: incaricheremo un nostro medico legale per verificare, analizzando la cartella clinica del paziente deceduto in ospedale, se tutte le strutture sanitarie abbiano fatto il loro dovere cautelando il paziente stesso: il centro di salute mentale presso cui era in cura, e l’ospedale dove il 50enne è morto cinque giorni dopo la caduta davanti al locale del mio assistito». L’avvocato parla di caduta escludendo categoricamente l’aggressione di cui è invece accusato Granata, basandosi oltre che sulla ricostruzione di quest’ultimo, anche su una serie di particolari: «Quella sera quella persona indossava delle ciabatte, il locale si trova in un punto in cui il marciapiede è malmesso a causa delle radici degli alberi, è verosimile che una volta accompagnato fuori, abbia inciampato e sia caduto. Oltretutto stiamo ancora verificando, come ha riferito la sorella del deceduto, che due giorni prima aveva avuto un alterco con un’altra persona. Comunque parliamo di una persona gravemente malata, che a quanto si sa aveva smesso di utilizzare i farmaci senza che nessuno lo controllasse. Andava comunque tutelata».

Quanto alla morte in ospedale, nonostante che la perizia del medico legale nominato dal pm abbia sottolineato il nesso di causalità tra le lesioni provocate da quella presunta aggressione e la successiva morte per embolia, la difesa è invece orientata a far valere la tesi dell’errore sanitario. «Fermo restando che non c’è stata nessuna aggressione, cadendo il 50enne ha riportato due fratture che non hanno riguardato organi vitali».

«Per questo», conclude l’avvocato Mililli, «ci avvarremo della consulenza di un medico legale per vedere se in questa morte ci siano invece responsabilità da parte dell’ospedale che l’ha preso in cura, e ancora prima vogliamo capire bene le condizioni di salute di questo paziente psichiatrico. Perché a prescindere da tutto», sottolinea il legale, «se l’avessero curato non avrebbero consentito che andasse in giro da solo con i problemi gravi che aveva». (s.d.l.)

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