Il disastro raccontato sui social: i messaggi dalla gioia alla paura

3 Ottobre 2024

I “prigionieri” di Rigopiano postavano foto e video per raccontare la bellezza della neve, poi allarme e terrore

PESCARA. Vite stravolte per sempre, nulla è più come prima. Anche il buio, il freddo, li senti in modo diverso. È accaduto alle 16.49 di quasi 8 anni fa, quando una valanga ha distrutto il resort Rigopiano. L’orario preciso in cui la slavina ha travolto l’albergo è stato fermato nel tempo da un messaggio su WhatsApp. Senza quel messaggio, fascicoli e centinaia di carte dell’inchiesta sul disastro di Rigopiano oggi non avrebbero avuto un tempo preciso di cui parlare. Dalle 16.49 nessun telefonino ha più squillato. Nessuna vibrazione, nessun segnale. E così per ore.
L’ESIGENZA DI COMUNICARE Otto anni fa, sotto una bufera di neve mai vista, l’esigenza di comunicare era più forte che mai. Un messaggio per avvertire mamma che sei arrivato nell’albergo delle vacanze, una nota vocale per dirle di stare tranquilla, una foto sulla chat degli amici per renderli partecipi del soggiorno sulla neve. Quello tanto atteso, quello per cui sei riuscito a combinare gli impegni del lavoro, la routine frenetica della quotidianità. Tutto questo lo racconti da uno schermo, con un video, una foto sui social. Così, spontaneamente hanno fatto gli ospiti dell’hotel.
I SOCIAL Otto anni fa è un tempo che sembra cronologicamente vicino, ma non se si parla di comunicazione e social. L’uomo fa correre la tecnologia troppo veloce. Nel 2017, lo scrolling compulsivo su Musically.it (erede da cui nascerà l’anno dopo TikTok) non era consuetudine. Instagram aveva lanciato da appena un anno le Storie: prese in prestito da Snapchat, sono foto e video che spariscono dopo 24 ore, oggi il marchio di fabbrica di Instagram. E i telefoni si preparavano a diventare dei veri e propri computer. Oggi la tecnologia scandisce gli anni con il cambio degli iPhone: se qualche settimana fa abbiamo assistito all’uscita del modello 17, nel gennaio del 2017 l’iPhone 8 era stato appena annunciato (uscirà nei negozi 8 mesi dopo). Per farla breve, nel 2017 il re incontrastato dei social è Facebook: usato per postare video, foto, pensieri. A pari passo WhatApp per le comunicazioni istantanee. E sono proprio queste due piattaforme la lente di ingrandimento che permette di raccontare la tragedia di Rigopiano, le storie delle 29 vittime, le loro sensazioni e paure quando cercavano di scappare da quella gabbia di neve. I social ci hanno permesso, a distanza di 8 anni, di risentire le loro voci terrorizzate, che chiedevano aiuto.
RACCONTO DELLA VACANZA Facebook ha raccontato la vacanza dei clienti a Rigopiano. Una foto nella piscina, nella hall addobbata ancora per il Natale, e poi tra la neve. «Ciao papino che vola», è la voce dolce del piccolo Samuel, estratto vivo dalle macerie, in un video girato dai suoi genitori in piscina. Una frase che oggi toglie il respiro: Dino Di Michelangelo e Marina Serraiocco sono stati gli ultimi ad essere identificati. Il 17 gennaio, il giorno prima della tragedia, l’hotel scrive su Facebook: «È un martedì da sogno. La neve ci regala degli scenari spettacolari». Ha fatto commuovere mezzo mondo il video dei due parrucchieri di Castel Frentano, Luciano Caporale e Silvana Angelucci, in macchina diretti a Rigopiano si dedicano le frasi d’amore della canzone di Arisa, la cantante che ai loro funerali ha cantato nuovamente quelle parole.
L’ALLARME Ma sui social in quei giorni è iniziata a circolare anche la paura di quella violenta nevicata che 8 anni fa ha messo in ginocchio l’Abruzzo. I commenti sotto le foto della neve come notiziari che scandivano le scosse di terremoto. Luana Biferi, cuoca dell’hotel, usa Facebook per cercare notizie dei suoi genitori, bloccati a Bisenti, nel Teramano. «Non riesco a contattare i miei, nessuno… non so più che fare». Poi la paura: «Sono bloccata a Rigopiano con tre metri di neve, il terremoto», e tre cuori spezzati. Sono le 12.51 del 18 gennaio. Tutti i clienti di Rigopiano, dipendenti compresi, scrivono e chiedono aiuto su WhatsApp. «Non so se torniamo... si deve vedere se lo spazzaneve riesce a passare stasera, ci stanno oltre 1,5 metri sulla strada che sui deve fare». Stefano Feniello invia alle 16.48 il messaggio sulla chat degli amici. Alle 16.49 il telefono di Stefano non ha più campo, è sepolto sotto la neve. Così tutto il resto, persone, vite. C’è chi muore subito, chi in una lenta agonia. Anche sotto le macerie, qualcuno ha provato a mandare dei messaggi. Mai arrivati. “Vi amo tutti, salutatemi mamma”, davanti all’ultimo respiro.