Il doppio sgarro e la fine di Albi: al vaglio i messaggi con Ursino

26 Ottobre 2023

Dai telefoni della vittima e del sopravvissuto Cavallito i ripetuti contatti con il presunto mandante E spuntano intercettazioni ambientali di Nobile e del calabrese, giudicate “rilevanti” dalla Procura

PESCARA. Il cuore dell’inchiesta sull’omicidio della strada parco, quello dove il primo agosto del 2022 venne ucciso l’architetto Walter Albi e ferito gravemente l’ex calciatore Luca Cavallito, sta forse nei telefoni sequestrati ed esaminati dalla procura. Molte le telefonate ritenute «rilevanti» che, senza ombra di dubbio, metterebbero in relazione stretta il pregiudicato calabrese Natale Ursino, ritenuto il mandante dell’agguato mortale, con le due vittime, ma anche con Mimmo Nobile, individuato dai magistrati che conducono l’inchiesta (il procuratore Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni) come l’esecutore materiale dell’omicidio, con l’appoggio esterno di Maurizio Longo, uomo di fiducia del calabrese a Pescara e ultimo a finire nell’avviso di conclusione delle indagini.
IL DOPPIO SGARRO La droga dovrebbe essere il movente di questo grave fatto di sangue, non legato esclusivamente a quel viaggio che Albi e Cavallito avrebbero dovuto fare con la barca dell’architetto pescarese in Australia per trasportare droga o un latitante. Le indagini avrebbero infatti accertato che ci fu un altro viaggio, questa volta in auto, che le due vittime del successivo agguato, «per conto di altri referenti calabresi», avrebbero fatto, finalizzato al trasporto di una grossa partita di cocaina. Fatti «connessi», come scrivono i magistrati nell'imputazione, «a un pregresso traffico transfrontaliero di cocaina di cui una ampia partita non risultava pervenuta nel porto concordato né oltremodo recuperata da Cavallito e Nobile nonostante un tentativo di azione congiunta con tale finalità». E per rimediare a questo “sgarro” le due vittime ne avrebbero fatto un secondo, risultato fatale: «Una modalità risarcitoria mediante pagamento di un corrispettivo compensativo con provvista proveniente da un apparente conto estero nella asserita disponibilità di Albi». Un affare forse inesistente. Di qui il secondo sgarro che avrebbe fatto decidere il calabrese per la loro eliminazione.
MESSAGGI SU ITELEFONI Tutto questo emergerebbe nella messaggistica dei telefoni sequestrati dalla procura, anche se in maniera criptata. Innanzitutto, emerge che Ursino aveva avuto molti contatti con Cavallito e Albi, ma anche con Nobile. Messaggi con un personaggio che figurava con un nome di fantasia, ma che poi i magistrati hanno accertato essere proprio Ursino. Messaggi che lo stesso Cavallito, interrogato di nuovo dalla procura dopo che Ursino è stato rimesso in libertà dai giudici del riesame, avrebbe chiarito, fornendo agli inquirenti altri preziosi elementi di indagine che hanno permesso di chiudere il cerchio sulla figura del presunto mandante calabrese.
IL TERZO UOMO Ma anche la figura di Maurizio Longo, uomo di fiducia di Ursino, conosciuto in carcere, avrebbe acquistato un peso specifico importante in questa vicenda. La pistola usata per l’omicidio è la stessa arma frutto della rapina messa a segno qualche settimana prima al Centro agroalimentare di Cepagatti (commessa da Nobile e Longo). Sarebbe stato accertato che finì nella disponibilità di Longo prima di passare nelle mani di Nobile. È lui che, durante la spartizione del bottino, ne entrò in possesso: e qui determinanti diventano le dichiarazioni di Renato Mancini, anche lui accusato della rapina e reo confesso con Fabio Iervese. Quindi, dietro il delitto ci sarebbero due sgarri subiti da un pregiudicato calabrese e da suoi referenti, che non potevano passare così.
INTERCETTAZIONI RILEVANTI Nell'elenco delle intercettazioni «rilevanti», ci sono anche dei colloqui registrati nella caserma dei carabinieri tra Mancini e Iervese, oltre a un altro ambientale, in carcere, sempre tra i due. E poi 15 intercettazioni altrettanto importanti di Nobile e 8 dello stesso Ursino. Ora la parola passa alle difese, ma non è escluso che, trattandosi di un omicidio premeditato, quindi reato da ergastolo, qualcuno decida di fornire agli inquirenti qualche lettura diversa della mole di elementi acquisiti nel corso delle indagini.