«Il dragaggio comincia tra un mese»

26 Ottobre 2021

Padovano: i lavori non possono iniziare subito, si attendono le analisi dei fanghi

PESCARA. Le condizioni del porto continuano ad essere a dir poco disastrose e le operazioni di dragaggio, come era stato preannunciato ad inizio mese nel corso di vertice in municipio, non potranno iniziare prima della fine di novembre. Tutto infatti dipende dalla qualità ambientale dei fanghi da rimuovere dai fondali e quindi dall'esito dei vari esami affidati dall'Aca ad un centro specializzato della Toscana. «Bisogna aspettare i risultati dei carotaggi», spiega Riccardo Padovano, consigliere per l’Abruzzo dell’Autorità portuale, «perché potrebbe esserci il rischio che una parte di quei materiali debba essere trasportato in discarica. Sono necessari pertanto degli approfondimenti». «Nel frattempo», fa presente, «la situazione per la marineria è sempre più critica. I pescatori ogni volta che devono uscire in mare hanno paura. A complicare il tutto ora ci sono anche le piogge, in questo periodo più abbondanti, le quali trascinano a valle ogni tipo di materiale. Insomma, ci troviamo di fronte ad un grosso problema che va affrontato con un urgenza. In un momento di ripartenza come l'attuale, il porto di Pescara è fondamentale».
«È importante», sottolinea, «avere una struttura portuale che funzioni. Di questo passo, sarà utilizzabile solo per la nautica da diporto e non per i pescherecci». Per Padovano, a causa dei problemi del porto, la città e con essa la Regione sta perdendo grosse possibilità. «È una ferita», fa presente, «che non ci siano più i collegamenti con la Croazia. Bisogna, quindi, fare subito. Una volta che le operazioni di dragaggio potranno finalmente iniziare, cercare di fare il più in fretta possibile. Se occorre, dragare anche sotto Natale».
Nella riunione, che si era tenuta ad inizio ottobre tra tutte le parti interessate, il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri aveva spiegato che l'obiettivo anche della Regione «è di fare presto», dovendo però per forza di cose tener conto dei carotaggi. «Secondo le stime», aveva spiegato, «potrebbe esserci il rischio che solo il 10 per cento di quei materiali possa essere ristoccato in mare, a ridosso della diga foranea, mentre la rimanente parte potrebbe avere bisogno di essere smaltito come rifiuto. Che significa la lievitazione delle spese e dunque una minore quantità di sabbia rimossa. Il nostro obiettivo è rimuovere almeno 60 mila metri cubi di sabbia, fermo restando che l’ideale è la rimozione di almeno 150 mila metri cubi». (a.d.f.)