Il farmacista: «C’è un’atmosfera surreale»

PENNE. «L'atmosfera è surreale» nella cintura rossa di Penne, che ieri ha registrato altri due morti. Quiete e silenzio lungo le vie cittadine dove la gente è barricata in casa, in attesa della fine...
PENNE. «L'atmosfera è surreale» nella cintura rossa di Penne, che ieri ha registrato altri due morti. Quiete e silenzio lungo le vie cittadine dove la gente è barricata in casa, in attesa della fine dell'Apocalisse. Non si entra e non si esce, via libera solo agli autorizzati. Tra quelli che possono superare i blocchi di calcestruzzo presidiati dalla polizia locale, ci sono i volontari della Protezione civile che fanno avanti e indietro dalla farmacia di Giancarlo Bianchini, per fare rifornimento di medicinali e consegnarli agli anziani e i disabili della zona. Nella città vestina, dove sono aperti gli alimentari, edicola e negozi per cani.
«Qui l'atmosfera è surreale. Ormai si vedono in giro poche persone, qualche anziano, i volontari della Protezione civile provvedono a portar loro i farmaci», racconta il dottor Giancarlo da dietro i banconi di corso Alessandrini fasciati di plexiglas dove si muovono rapidi i collaboratori Alex, Daniela e Lorenzo, «ma qui dentro nessuno entra senza guanti e mascherine, il rischio è altissimo e ognuno può essere un untore. Noi stessi siamo coperti da capo a piedi, il viso è protetto da occhiali, mascherina e visiera da giardiniere, che abbiamo trovato alle ferramenta. Se qualcuno entra senza protezioni, regaliamo qualche mascherina rimasta oppure, all’occorrenza, utilizziamo pannolini per bambini. Altrimenti invitiamo a fasciarsi il viso con fazzoletti, sciarpe e foulard». È uomo pratico e d'ingegno il farmacista Bianchini, che non esita a «rimbrottare» se qualcuno «se ne va in giro per il paese e senza protezioni». In generale, però, «la gente ha recepito che la situazione è allarmante, mi chiedono persino i tamponi e come comportarsi. Cerchiamo di rassicurare e indirizziamo alla prefettura». C'è molta preoccupazione tra gli agricoltori che «hanno il bestiame nei pascoli che rischia di morire perché nessuno può andare ad accudirli».

