Il fermo biologico è finito: primo giorno di pesce fresco

PESCARA. La marineria abruzzese riparte. Dalla mezzanotte del 15 settembre è finito il fermo pesca. Dalle Marche fino al Molise, le barche sono tornate a pescare dopo il periodo di stop scattato il...
PESCARA. La marineria abruzzese riparte. Dalla mezzanotte del 15 settembre è finito il fermo pesca. Dalle Marche fino al Molise, le barche sono tornate a pescare dopo il periodo di stop scattato il 17 agosto per consentire il ripopolamento della specie ittica. Restano solo alcune limitazioni: come, ad esempio, nessuno può pescare nel tratto della Fossa di Pomo _ una delle aree più pescose dell'Adriatico al limite delle acque territoriali con la Croazia _ così come alcuni pescherecci più piccoli possono operare solo in una tratto che va dalle 4 alle 6 miglia dalla costa. Ma l'importante è tornare al lavoro.
Un sospiro di sollievo per armatori e pescatori e per tutto l'indotto. E oggettivi vantaggi a tavola con il ritorno del pesce fresco dell'Adriatico nei menu dei ristoranti abruzzesi.
Il fermo biologico è invece iniziato nel tratto tra Civitavecchia e Gaeta nel Tirreno che si aggiunge alla sospensione già in atto da Brindisi a Napoli, che coinvolge anche il mar Ionio interessando Puglia, Basilicata, Calabria e Campania. Inoltre come è avvenuto lo scorso anno in aggiunta ai periodi di fermo fissati i pescherecci dovranno effettuare ulteriori giorni di blocco che vanno da 7 a 17 a seconda della zona di pesca e del tipo di pescato. Ma l’assetto del fermo pesca 2020 non risponde ancora alle esigenze delle aziende ittiche che sono costrette a concentrare l’attività in 160-180 giorni, mentre avrebbero bisogno di scegliere autonomamente quando fermarsi in base alle condizioni di mercato, alle necessità di manutenzione delle barche o alle ferie del personale.
Coldiretti Impresapesca ricorda per l'occasione come il settore sia stato duramente colpito dall’emergenza coronavirus con danni stimati da 500 milioni di euro per effetto della produzione invenduta, perdite economiche derivanti dal crollo dei prezzi delle specie ittiche a maggior pregio non richieste dalla ristorazione, ancora alla prese con una difficile ripartenza.
«Se il lockdown ha già favorito il consumo di prodotto surgelato, che in 9 casi su 10 arriva dall’estero, il fermo aumenta ulteriormente il rischio – sottolinea Impresapesca Coldiretti – di ritrovarsi prodotto straniero nel piatto per grigliate, zuppe e fritture, soprattutto al ristorante dove il pescato viene servito già preparato, se non si tratta di quello fresco made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare». Così Coldiretti torna a ribadire la necessità dell'adozione di una “carta del pesce" per garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori con l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti. Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). (a.mo.)

