«Il flop? Due galli insieme non possono stare»

12 Giugno 2014

Pastore sulla sconfitta del centrodestra: male il dualismo Mascia-Testa ma Pescara non è di centrosinistra

PESCARA. Non solo sarebbe potuto diventare un padre costituente, vista la partecipazione alla “Commissione dei quattro” (a cui prese parte nella prima metà del decennio scorso, insieme con Roberto Calderoli, Domenico Nania e Francesco D’Onofrio), che elaborò una riforma delle istituzioni italiane a cui poi però sbarrò il passo il referendum costituzionale del 2006, dopo che il Parlamento aveva approvato la legge di revisione; ma è anche il fondatore del primo club di Forza Italia a Pescara, quell’«Ennio Flaiano» che si costituì nel suo studio notarile di Piazza Italia.

Insomma, Andrea Pastore, 67 anni, circa un quindicennio in consiglio comunale (quatto mandati, dal 1994 al 2009, con i sindaci Carlo Pace e Luciano D’Alfonso), più un quasi ventennio (1994-2013) al Senato, con cinque laticlavi. Ora Pastore si è definitivamente tirato fuori dall’agone politico, sia a livello locale, sia a livello nazione (fra un mese darà alle stampe, per i tipi di Tracce, «Un notaio in Parlamento»), ma l’essere stato coordinatore regionale di Forza Italia per due anni (2006-2008), prima del diumvirato Pdl Di Stefano-Piccone, che ha anticipato la stagione di Nazario Pagano (con il ritorno a Forza Italia), ed aver occupato l’incarico, per un lustro, di coordinatore cittadino del Pdl (2008-2013 ) lo «obbliga», quasi da padre nobile del centrodestra cittadino, a dire la sua sulla recente disfatta pescarese della sua area politica nelle urne.

Mascia, il sindaco uscente di Forza Italia, al primo turno ha presso il 22% dei voti, mentre una costola del Pdl, l’Ncd, col presidente della Provincia candidato, Guerino Testa, è arrivato al 13%. Che cos’è successo, senatore?

«Innanzitutto ci sono delle ragioni di carattere generale. Gli elettori di centrodestra sono pigri: ritengono di aver fatto il proprio dovere al primo turno, mentre invece la sinistra ha una maggiore consapevolezza».

Solo questo?

«No. C’è stata poi una voglia di cambiamento. E in linea di massima, i sindaci del centrosinistra non sono stati confermati. E su questo ha pesato il voto grillino».

D’accordo, il Sole 24 Ore ha contato che su 14 sindaci di centrosinistra, 12 sono cambiati. Ma a Pescara? «

«Su Alessandrini non ho niente da dire: appartiene a una categoria che rientra nell’ambito della correttezza e della positività, ma Mascia avrebbe rappresentato la continuità».

Ma la questione Mascia-Testa?

«Qui va detto che due galli insieme non possono stare. Se non si riconosce la supremazia di un solo gallo, sia i consiglieri comunali, sia gli elettori, non riescono a vedere un riferimento stabile. E poi sull’accordo successivo si è avuta la sensazione che non sarebbe potuto funzionare».

Quindi?

«Quindi tra i due era Mascia quello legittimato. Testa sarebbe dovuto essere il delfino. Poi ha influenzato negativamente il voto il lavoro sulle opere pubbliche di fine consiliatura. Che tra l’altro non sono state messe in atto per prendere voti. Tuttavia va detto che la sconfitta di Mascia è stata immeritata, anche se l'elettore ha sempe ragione».

Lei pensa che avrebbe potuto fare di più, per cercare di evitare la débâcle?

«No. Sono stato all’Aurum, in occasione della presentazione della candidatura di Mascia. E lì si sperava ancora che la candidatura sarebbe stata unica».

E ora?

«La soluzione, a Pescara, va adesso trovata mettendosi intorno a un tavolo. Pescara non è di centrosinistra».

Mascia intanto pensa alla Camera dei deputati.

«Secondo me i programmi vanno tenuti soltanto dentro alla propria testa. Ma non per nascondersi: per raggiungere traguardi ancora più alti».

Vito de Luca

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