Il fratello di Jennifer: «Donne, denunciate»

Jonathan Sterlecchini attacca il sistema giudiziario: «Che cosa rischia l’aggressore di Francavilla?»
PESCARA. «Che cosa rischia il giovane che ha accoltellato la moldava a Francavilla? Io temo che le conseguenze di questo episodio saranno blande, per il responsabile. E dico che tante cose dovrebbero cambiare, nel sistema giudiziario italiano. Perché chi colpisce una donna con 11 coltellate è un criminale, anche se non l’ha uccisa». A parlare è Jonathan Sterlecchini, fratello di Jennifer, la 26enne uccisa dal suo ex fidanzato nella casa in cui avevano vissuto insieme, a Pescara. Era il 2 dicembre del 2016 e da allora Jonathan, insieme alla madre Fabiola, sta portando avanti un’opera di sensibilizzazione continua, per combattere la violenza contro le donne. I due si sono battuti con tenacia per abolire gli sconti di pena a chi si è macchiato di reati punibili con l’ergastolo. E ci sono riusciti.
Jonathan continua a lanciare appelli, senza stancarsi mai, con forza e limpidezza d’animo. Chiede alle donne di «denunciare» e si rivolge alle famiglie perché «gli uomini devono essere educati da piccoli, devono imparare a casa che la violenza non serve a niente». E le sue parole risultano sempre preziose. Perché dopo ogni appello Jonathan riceve messaggi da donne che «trovano in me e in mia madre la forza per reagire», come racconta lui stesso.
«La legge non sempre tutela le donne», dice il fratello di Jennifer, «ma parlare di queste cose può essere un deterrente» rispetto ad altri episodi di violenza. «Non rimanere in silenzio è già qualcosa. Qualcuno mi fa anche notare che sono di esempio, visto che riesco ad andare avanti, a sorridere e lavorare, dopo quello che è accaduto. Per me», ammette Jonathan, «parlare della violenza che va contrastata, invitare le vittime a denunciare, a parlare del problema, ad affrontarlo, è un modo per ricordare mia sorella, per mantenerla viva». Il giovane Sterlecchini si rivolge a chi rischia di trovarsi nella stessa situazione di Jennifer, che quel giorno stava portando via le sue cose dalla casa di Troilo, per tornare nell’abitazione di famiglia.
«Non andate da sole all’ultimo appuntamento, fatevi accompagnare da qualcuno. E non credete ai messaggi disperati del vostro ex». Tutte raccomandazioni che Jonathan e la madre hanno lanciato anche nelle scuole, dove hanno incontrato migliaia di studenti e dove vogliono tornare. Perché «questi ragazzini un cuore ce l’hanno. Ma va tirato fuori». (f.bu.)

