Il fratello: «È tutto così assurdo»
Un amico: «Negli ultimi tempi preferiva stare solo, rifiutava pure gli inviti per il caffè»
L’AQUILA. Giovanni Vicentini, fratello del professor Carlo, è da ore davanti alla villa a Tempera in cui si è consumata la tragedia. Non sa darsi pace e soprattutto non riesce – come tutti – a dare una spiegazione dell’accaduto. Sapeva, come lo sapevano tanti amici del professore, che Carlo non aveva mai accettato la malattia del figlio e il suo umore era cambiato in peggio quando a dicembre Massimo era stato ricoverato in ospedale per l’aggravamento delle sue condizioni. Carlo Vicentini era un uomo dal carattere un po’ brusco ma dal cuore grande. «È tutto assurdo quello che è successo», dice il fratello, «mi aveva detto due giorni fa che con la famiglia sarebbe andato a Tortoreto, ieri (giovedì, ndc) ho provato a contattarlo ma senza ricevere risposta. Ho visto che le finestre erano abbassate e ho pensato fossero già partiti». Il fratello aggiunge anche un altro elemento. Pare che pochi giorni fa il docente fosse preoccupato per i suoi cani da caccia e cercava qualcuno a cui affidarli. Gli amici più stretti che hanno avuto la possibilità di parlare col professore recentemente lo avevano visto sempre più chiuso in sé stesso, preso da mille pensieri. È probabile che l’uccisione di tutti i suoi familiari sia stata in qualche modo pianificata. Chi abita nei pressi dice di non aver sentito niente nella notte fra mercoledì e giovedì. «Viviamo in una zona dove il rumore dei colpi può essere facilmente confuso», dice un vicino, «non abbiamo sentito nulla di particolare pur notando che la casa del dottor Vicentini è rimasta chiusa per tutta la giornata». La villa, costruita più di 30 anni fa, si trova in una zona periferica di Tempera lungo una stradina in leggera salita che si inoltra fra costruzioni recenti. La notizia ha gettato nel lutto, nel dolore e nell’incredulità tutta la frazione. Tutti ripetevano fra le lacrime: «Che tragedia!», «è tutto così incredibile», «nessuno poteva pensare che poteva succedere tutto questo». E poi c’è chi ha cercato di dare una spiegazione a un fatto che forse non potrà essere mai chiarito fino in fondo. «La malattia del figlio lo aveva segnato nel profondo», dice un amico, «negli ultimi tempi preferiva stare solo, rifiutava il semplice invito a prendere un caffè». (g.p.)
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