Il fronte del sì, parla Imprudente: il danno lo fa chi ci accusa

L’assessore: la regione verde d’Europa sta agendo come Toscana, Veneto, Emilia Romagna, prese come modello
Assessore Imprudente, perché la Regione è favorevole all'abbattimento dei cervi?
Nel 2020 il Consiglio regionale ha approvato, all'unanimità, il Piano faunistico venatorio. A seguito di questo, è stato dato mandato ad una società che si occupa di piani di gestione in molte altre regioni italiane e che lavora anche con il Wwf, di effettuare uno studio, in seguito ad un'attività di monitoraggio del territorio. Dallo studio è emersa in alcune zone dell'Abruzzo, in particolare in provincia dell'Aquila, una densità più alta di presenza di cervi rispetto a quanto stabilito dalla normativa. Va tenuto presente che, sul territorio regionale, sono stati censiti circa 7mila esemplari: un numero che non tiene conto della presenza di questi animali nei parchi naturali. Inoltre, abbiamo chiesto un parare all'Ispra, che si è espressa positivamente sul piano di gestione e non ha sollevato alcun dubbio. Si tratta di un riequilibrio eco-sistemico non, come erroneamente si vuol far passare, della caccia ai cervi. Proprio dove la densità di animali risulta superiore si è evidenziato un incremento esponenziale di danni alle colture e di incidenti stradali. Stiamo facendo ciò che fanno tutte le Regioni italiane che hanno questo tipo di problema. Ma le polemiche si sollevano solo in Abruzzo.
Ritiene che si possa creare un danno d'immagine alla nostra regione?
Il danno lo sta facendo chi oggi dice cose non vere. E continua a gettare benzina sul fuoco. La regione verde d'Europa sta agendo come Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, che vengono prese quale modello di riferimento per lo sviluppo turistico e ambientale. Ma qui il problema non si pone eppure la procedura di abbattimento selettivo dura da anni. In Abruzzo si polemizza per un provvedimento tecnico, supportato da dati e studi specifici. È chiaro che si tratta di una diatriba strumentale per attaccare la Regione. Va considerato, inoltre, che il cervo non è un animale protetto, al contrario una presenza eccessiva sul territorio può provocare danni. Il cervo entra persino in competizione alimentare con l'orso, secondo quanto dicono le relazioni tecniche. L'abbattimento selettivo è finalizzato al contenimento della specie, per una gestione equilibrata dell'ecosistema e per cercare di ridurre, da una parte gli incidenti stradali, dall'altra i danni all'agricoltura, che sono ingenti. Il rischio, se non si fa questo tipo di attività, è che diventi un problema più esteso, su tutto il territorio regionale, come avviene per i cinghiali che dal 2018 al 2023 sono più che raddoppiati.
Che cosa pensa della protesta degli ambientalisti?
È strumentale, non ha fondamento scientifico. L'azione che stiamo facendo è supportata da tutti i pareri tecnici qualificati che ci danno sostegno. Non è un'iniziativa della Regione adottata senza studi a monte, tutt'altro. Inoltre, abbiamo ascoltato le associazioni e i portatori di interesse in varie forme, ma arriva un momento in cui bisogna prendere posizione, non si può continuare a rimandare. Negli ultimi quattro anni abbiamo messo in atto diverse iniziative a sostegno dell'agricoltura come i 4 milioni di euro stanziati per le recinzioni degli agricoltori, proprio per contenere la presenza di animali selvatici e ridurre i danni alle aziende agricole. Si sta facendo molto, in diverse direzioni, ma ribadisco: non siamo la prima regione ad adottare questo metodo di selezione degli animali. Non si tratta di una caccia ai cervi, né di una caccia aperta a tutti. ma di un abbattimento controllato, un'azione di contenimento eseguita da personale altamente formato, i selecontrollori, che hanno seguito corsi di formazione specifici. L'obiettivo finale è quello di avere numeri contingentati e controllati di cervi. (m.p.)
Nel 2020 il Consiglio regionale ha approvato, all'unanimità, il Piano faunistico venatorio. A seguito di questo, è stato dato mandato ad una società che si occupa di piani di gestione in molte altre regioni italiane e che lavora anche con il Wwf, di effettuare uno studio, in seguito ad un'attività di monitoraggio del territorio. Dallo studio è emersa in alcune zone dell'Abruzzo, in particolare in provincia dell'Aquila, una densità più alta di presenza di cervi rispetto a quanto stabilito dalla normativa. Va tenuto presente che, sul territorio regionale, sono stati censiti circa 7mila esemplari: un numero che non tiene conto della presenza di questi animali nei parchi naturali. Inoltre, abbiamo chiesto un parare all'Ispra, che si è espressa positivamente sul piano di gestione e non ha sollevato alcun dubbio. Si tratta di un riequilibrio eco-sistemico non, come erroneamente si vuol far passare, della caccia ai cervi. Proprio dove la densità di animali risulta superiore si è evidenziato un incremento esponenziale di danni alle colture e di incidenti stradali. Stiamo facendo ciò che fanno tutte le Regioni italiane che hanno questo tipo di problema. Ma le polemiche si sollevano solo in Abruzzo.
Ritiene che si possa creare un danno d'immagine alla nostra regione?
Il danno lo sta facendo chi oggi dice cose non vere. E continua a gettare benzina sul fuoco. La regione verde d'Europa sta agendo come Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, che vengono prese quale modello di riferimento per lo sviluppo turistico e ambientale. Ma qui il problema non si pone eppure la procedura di abbattimento selettivo dura da anni. In Abruzzo si polemizza per un provvedimento tecnico, supportato da dati e studi specifici. È chiaro che si tratta di una diatriba strumentale per attaccare la Regione. Va considerato, inoltre, che il cervo non è un animale protetto, al contrario una presenza eccessiva sul territorio può provocare danni. Il cervo entra persino in competizione alimentare con l'orso, secondo quanto dicono le relazioni tecniche. L'abbattimento selettivo è finalizzato al contenimento della specie, per una gestione equilibrata dell'ecosistema e per cercare di ridurre, da una parte gli incidenti stradali, dall'altra i danni all'agricoltura, che sono ingenti. Il rischio, se non si fa questo tipo di attività, è che diventi un problema più esteso, su tutto il territorio regionale, come avviene per i cinghiali che dal 2018 al 2023 sono più che raddoppiati.
Che cosa pensa della protesta degli ambientalisti?
È strumentale, non ha fondamento scientifico. L'azione che stiamo facendo è supportata da tutti i pareri tecnici qualificati che ci danno sostegno. Non è un'iniziativa della Regione adottata senza studi a monte, tutt'altro. Inoltre, abbiamo ascoltato le associazioni e i portatori di interesse in varie forme, ma arriva un momento in cui bisogna prendere posizione, non si può continuare a rimandare. Negli ultimi quattro anni abbiamo messo in atto diverse iniziative a sostegno dell'agricoltura come i 4 milioni di euro stanziati per le recinzioni degli agricoltori, proprio per contenere la presenza di animali selvatici e ridurre i danni alle aziende agricole. Si sta facendo molto, in diverse direzioni, ma ribadisco: non siamo la prima regione ad adottare questo metodo di selezione degli animali. Non si tratta di una caccia ai cervi, né di una caccia aperta a tutti. ma di un abbattimento controllato, un'azione di contenimento eseguita da personale altamente formato, i selecontrollori, che hanno seguito corsi di formazione specifici. L'obiettivo finale è quello di avere numeri contingentati e controllati di cervi. (m.p.)

