Il furto dell’Assunta finisce a “Chi l’ha visto?”

Caramanico. A distanza di 69 anni, ripartono le indagini per recuperare il simbolo della comunità
CARAMANICO TERME. Si riaprono le indagini per il furto della statua dell’Assunta, sottratta alla comunità di Caramanico nel 1950. Il caso sul quale stanno lavorando i nuclei specializzati dei carabinieri, ieri è finito a “Chi l’ha visto?” nella fascia mattutina della trasmissione di Rai tre, e adesso in paese ci si chiede se questa sia la volta buona. Se davvero, i carabinieri riusciranno a riconsegnare a Caramanico il simbolo della sua identità, religiosa e collettiva. La statua dell’Assunta, riposta come da secoli nella sua nicchia, presso l’altare dell’Assunta della Chiesa di Santa Maria Maggiore, su di un piedistallo di grande fattura artistica, opera di Nicola da Guardiagrele, fu rubata nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 1950. «Voci di popolo», spiega il sindaco Simone Angelucci, «hanno narrato di un possibile piano, giacché pare che la porta della Chiesa non sia stata forzata. Nulla tuttavia si è saputo su possibili indiziati, e soprattutto in relazione alla destinazione della statua che, per il suo valore artistico, di gran lunga superiore a quello della lega metallica che la caratterizzava, pare certo non sia stata fusa, ma evidentemente conservata a beneficio del committente dell’azione, che ha privato i caramanichesi di uno dei simboli più importanti della loro storia». La statua dell’Assunta aveva mille anni. Di fattura provenzale, dicono i testi, era datata intorno al X secolo, e la leggenda la accomuna alla fondazione stessa di Caramanico.
Di questo mistero irrisolto si è fatto carico di recente il sindaco Angelucci, che ha voluto riattivare le relazioni istituzionali necessarie a evidenziare l’esigenza di ritentare con le indagini. «Riferimento principale di questa iniziativa», fa rilevare il primo cittadino, «sono stati il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Marco Riscaldati e il tenente colonnello Carmelo Grasso, comandante del nucleo Tutela patrimonio culturale (Tpc) di Ancona, a cui va il più sentito ringraziamento della comunità che mi onoro di rappresentare. Contiamo», va avanti Angelucci, «di avere a nostro favore la tecnologia investigativa, gli eccellenti risultati del nucleo Tpc e il tempo che, dopo 68 anni, indirizza la nostra attività non tanto sull’individuazione del colpevole, ma sulla possibilità che la statua venga ritrovata in collezioni private o in aste». A supportare l’attività dell’Arma, anche il servizio di Rai 3 della giornalista Annalisa Venditti, che si è recata a Caramanico per cercare testimonianze dirette degli anziani che ricordano le vicissitudini di quella mattina del 1950, quando il furto venne accertato nel caos generale e nella disperazione dei fedeli. «Per i carabinieri», conclude Angelucci, «ci sono elementi degni di attenzione, che potrebbero portare a contesti favorevoli al ritrovamento. E Caramanico attende il miracolo».

