Il giorno del mare arcobaleno Tremila in piazza per i diritti

25 Giugno 2023

Dalla villa comunale al centro storico per difendere la libertà e l’amore senza barriere

CHIETI. Un lungo abbraccio arcobaleno fatto di bandiere, ventagli e palloncini colorati, volti truccatissimi e sorridenti, fermagli, gonne svolazzanti e corpi che si muovono sotto al sole cocente teatino per gridare al mondo che «l’amore è di tutti». L’Abruzzo Pride 2023 è un’onda lunga che travolge la città di Chieti per la prima volta, dalla villa comunale al centro storico, facendo ballare e cantare giovani e adulti, famiglie con bambini al seguito, ma anche passanti e dipendenti dei negozi lungo il percorso del corteo, che ieri si sono ritrovati tra musica e spruzzi di bolle di sapone ad applaudire e scandire tormentoni come “Non sono una signora”, “Like a virgin”, “I will survivor”e “Splendido splendente”. Il tutto in una piazza Trento e Trieste gremita come per i grandi eventi della storia cittadina: in basso il mare arcobaleno traboccante di vita e di colori e, sullo sfondo, il palazzo del museo universitario con i due enormi fasci littori.
TREMILA PARTECIPANTI
Tremila, secondo la prima stima degli organizzatori della comunità LGBTQIA+, i partecipanti all’Abruzzo Pride 2023. Numeri verosimili considerando che, durante la marcia aperta dal carro con a bordo le drag queen, in tantissimi si sono uniti ai gruppi di manifestanti scandendo lo slogan scelto dagli organizzatori: «Forte, gentile e orgoglioso» di sostenere i valori del Pride. «Gli altri speravano nella pioggia, nella grandine», hanno urlato al microfono dal veicolo apripista, «e invece eccoci qui, pronti a tingere Chieti con la nostra “favolosità». Il serpentone è partito intorno alle 16 dal piazzale della villa comunale e ha attraversato via Umberto Ricci, via Paolucci, viale IV novembre, piazza Trento e Trieste, corso Marrucino, via Spaventa, via Priscilla, via Vezio Marcello, largo Costantino Barbella, via Vicentini, piazza Valignani, corso Marrucino, piazza Trento e Triste, viale IV novembre confluendo infine alla villa comunale per il gran finale. La maggior parte dei partecipanti è arrivata dall’Abruzzo, da Chieti e dalla vicina Pescara, ma anche dalle città di Teramo e L’Aquila per la grande festa per la libertà, contro le discriminazioni sessuali, che ieri ha concluso una settimana di eventi itineranti in regione. Ma in tantissimi si sono spostati anche da Roma, come la delegazione nazionale delle famiglie arcobaleno guidata da Alessia Crocini, riconoscibile per le magliette fucsia con la scritta “È l’amore che crea una famiglia”, o come gli studenti fuori sede della d’Annunzio Davide di Brindisi (Medicina) e Sofia di Lecce (Ctf) che si sono trattenuti a Chieti proprio per partecipare al Pride.
CORTEO SENZA BARRIERE
Un aspetto che i portavoce dell’Abruzzo Pride Fabio Milillo e Manuela Di Nardo hanno tenuto più volte a sottolineare riguarda l’inclusività, grazie a un percorso privo di barriere architettoniche e a un servizio di assistenza, fornito volontariamente dall’associazione La cura del tempo, per consentire la partecipazione di coloro che hanno difficoltà di deambulazione. «Stiamo distribuendo tappi per le orecchie e abbiamo individuato delle aree di decompressione lontano dal caos per chi ha problemi di udito», dice Di Nardo. Tra i ragazzi in carrozzina che ieri non hanno rinunciato al corteo c’è Veronica che arriva dalla Campania, vicino Paestum: «Mi piace, mi diverto ed è un’occasione per stare insieme ai miei amici dell’Associazione 360 gradi», racconta. «Non abbiamo mai avuto problemi di barriere architettoniche: dovunque andiamo la portiamo con noi», ribatte Carmela dell’associazione 360 gradi di Chieti.
LA POLITICA IN PIAZZA
Tra la platea dei supporter della manifestazione ci sono diversi delegati del Pd abruzzese, dal senatore Michele Fina al candidato unitario alla segreteria regionale del Pd Daniele Marinelli, dal sindaco di Chieti Diego Ferrara che ha fatto capolino lungo corso Marrucino, all’assessore di Chieti Chiara Zappalorto, oltre ai consiglieri comunali di Chieti, Paride Paci ed Edoardo Raimondi, e Francavilla, Francesca Buttari e Mirko Di Nuzio, e ai giovani democratici come Claudio Mastrangelo e Saverio Gileno. «Il Pd è qui per sostenere i diritti civili, complementari a quelli sociali», rimarca Fina, «serve una legislazione più avanzata contro l’omotransofobia. Oggi difendiamo il diritto ad amare e a volere bene agli altri, il diritto di vivere la propria vita e non chi, spesso con violenza, manifesta anche contro chi frequenta queste piazze». «Questo è il luogo dove deve stare il Pd», aggiunge Marinelli, «in Abruzzo viviamo quotidianamente discriminazioni più o meno sottili nei confronti di chi vuole vivere liberamente la propria sessualità e i propri diritti».
le famiglie ARCOBALENO
«Cerchiamo solo di stare bene con le nostre famiglie arcobaleno», dice il referente regionale dell’associazione Arcobaleno Michele Covolan, presente con suo marito al Pride, «famiglie come la nostra sono decine in Abruzzo, ma molte non sono associate». «Noi abbiamo una bambina di 7 anni», è l’opinione di Angela di Francavilla, «sinceramente non ho mai avuto nessun tipo di problema a scuola, con gli amici o sul luogo di lavoro: è la prova che la società è molto più avanti rispetto alla politica. Il riconoscimento dei figli non è solo un’etichetta, ma un diritto che serve sia per i servizi pratici dall’ospedale alla scuola, sia come principio per essere riconosciuti legalmente».
Il Pride party è continuato fino a tarda notte alla villa comunale tra interventi, musica, dj set e drag show, sorprendendo una città, come Chieti, che contrariamente alle dicerie si è mostrata aperta e inclusiva.
il PRIDE A MILANO
In contemporanea ieri si è svolto anche il Pride a Milano: in oltre 300mila, secondo una stima degli organizzatori, hanno sfilato per le vie della città per chiedere diritti per tutti, anche per i figli delle famiglie omogenitoriali, proprio il giorno dopo la sentenza del Tribunale di Milano che ha annullato l’iscrizione del figlio di due papà, nato con maternità surrogata all’estero. In piazza anche la segretaria del Pd Elly Schlein che ha sottolineato il rischio di «una regressione dei diritti in Italia con questo governo, ma anche in Europa». E dal palco dell’evento la segretaria dem ha attacco la ministra della Famiglia Eugenia Roccella che ha parlato di una sanatoria per i bambini già nati. «Alla ministra dico che i bambini non sono un abuso edilizio, gli abusi sono quelli che fa il governo. Un abuso che nasce dall'incapacità di dare risposte al paese».
©RIPRODUZIONE RISERVATA