Il gip: la banda ha violato le norme anticoronavirus

Convalidati gli arresti dei tre malviventi albanesi che assaltavano le case «Sapevano che i carabinieri erano sulle loro tracce, ma non si sono fermati»
FRANCAVILLA. Hanno dimostrato «una professionalità delinquenziale che li ha messi finora al riparo da conseguenze penali». E sono stati protagonisti, in piena emergenza coronavirus, di «continue e sconsiderate violazioni» delle misure per contenere il contagio. Ecco perché devono rimanere in carcere i tre componenti della “banda della ferrovia”, bloccati dai carabinieri di Francavilla dopo l’ondata di furti nelle case accanto ai binari. Lo scrive il giudice Andrea Di Berardino nell’ordinanza di convalida degli arresti di Ervin Hitaj, alias Ervin Kacorri, 24 anni; Fabricio Nazari, alias Fabricio Gjeci (24); ed Erges Kacorri (25): i tre albanesi restano dunque rinchiusi a Madonna del Freddo, come da richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani. I militari del maggiore Massimo Capobianco e del luogotenente Antonio Solimini, dopo essere andati vicini alla cattura dei ladri in due circostanze, li hanno fermati martedì pomeriggio nel loro covo, un appartamento in via delle Driadi, dove hanno recuperato parte del bottino portato via da almeno cinque abitazioni.
Una serie di indizi incastrano i malviventi. In primis, due di loro sono stati riconosciuti dagli investigatori che li avevano inseguiti nella zona della ferrovia qualche giorno prima. I guanti e i vestiti trovati nel covo sono compatibili con quelli indossati nei raid notturni, come raccontato dagli stessi carabinieri e da un testimone. L’impronta lasciata sul tappetino di una delle case assaltate corrisponde a una scarpa sequestrata nell’appartamento dei tre. Non solo: le escoriazioni fotografate sulle gambe e sulle braccia di Nazari potrebbero essere legate ad «azioni propedeutiche» ai furti. Il ladro, infatti, è stato visto arrampicarsi sulla grondaia di una palazzina. «Faccio l’imbianchino: mi sono procurato questi segni lavorando», si è difeso l’indagato durante l’interrogatorio. Ma la sua giustificazione non viene considerata credibile, considerando che è stato proprio lui ad ammettere di essere al momento disoccupato a causa del Covid 19.
Secondo il giudice, il pericolo di fuga è concreto. «Si tratta di soggetti illegalmente presenti sul territorio dello Stato»: nell’ultimo periodo abitavano a Francavilla, ma sono «eccezionalmente dinamici nello spostarsi da un luogo all’altro con un’automobile intestata a una donna romena». E «le identità fittizie o alternative di Nazari e di Hitaj, insieme alle ripetute denunce in comuni e province d’Italia assai distanti», dimostrano il loro spessore criminale.
I tre banditi, diventati l’incubo di chi vive vicino al tracciato ferroviario, non sono stati frenati nemmeno «dall’avere notato che le forze dell’ordine erano quotidianamente sulle loro tracce». Ma hanno «insistito in serali e notturni rastrellamenti di beni patrimoniali, mettendo persino a repentaglio l’incolumità dei carabinieri» con il lancio di un piede di porco verso un militare che li inseguiva.
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