Il giudice reintegra delegato della Fiom licenziato da Tekal

22 Giugno 2016

SAN GIOVANNI TEATINO. Cancellato dal Tribunale di Chieti il licenziamento, senza giusta causa, di un dipendente della Tekal, fabbrica di componenti automobilistici, con sede nel polo industriale di...

SAN GIOVANNI TEATINO. Cancellato dal Tribunale di Chieti il licenziamento, senza giusta causa, di un dipendente della Tekal, fabbrica di componenti automobilistici, con sede nel polo industriale di Sambuceto. Il giudice del lavoro ha condannato l'azienda metalmeccanica a reintegrare nel giro di pochi giorni Massimo Chiavaroli, dipendente messo alla porta nei mesi scorsi, delegato Fiom-Cgil. La notizia è confermata da Davide Labbrozzi, segretario provinciale di Chieti dell'organizzazione sindacale delle tute blu.

«Chiavaroli era stato licenziato, a nostro avviso, perché troppo bravo nello svolgere il suo lavoro di sindacalista e di rappresentante della sicurezza» attacca il segretario Fiom, «infatti, la sentenza fa emergere il carattere antisindacale del provvedimento. Chiavaroli fu licenziato dopo alcune attività legate alla sua funzione di rappresentante lavoratori sicurezza (Rls), che mirava, tra l'altro, a sottolineare il valore della sicurezza delle persone che lavorano».

Della causa si è occupato per la difesa del lavoratore l'avvocato della Cgil, Domenico Sciorra, di Lanciano.

Il Tribunale di Chieti ha ordinato alla Tekal di revocare immediatamente il provvedimento antisindacale e di procedere subito con la riassunzione del lavoratore. Dal canto suo, la Tekal, preso atto della sentenza, ha già inviato formale comunicazione alla Fiom che Chiavaroli tornerà al suo posto di lavoro lunedì 27 giugno. L'azienda dovrà inoltre pagare le spese processuali.

«Con questa sentenza è stato precisato, anche se indirettamente, che i sindacalisti di fabbrica non possono essere offesi e licenziati semplicemente perché svolgono bene il loro lavoro», chiosa Labbrozzi, «Chiavaroli era stato preso di mira non appena cominciò a denunciare alcune problematiche, comprese le questioni che riguardavano l'incolumità delle persone. La Tekal farebbe bene a riconsiderare il suo modo di operare. Con i delegati bisogna parlare, non si può abbattere, politicamente parlando, chi rivendica il diritto di svolgere le proprie funzioni sindacali».

Gabriella Di Lorito

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