Il giudice svuota l’aula Protesta in Tribunale

PESCARA. Giornata ad alta tensione ieri mattina a Palazzo di giustizia, dove l'effetto coronavirus si è fatto sentire. Il presidente del tribunale ha diffuso una nota con la quale invitava i giudici...
PESCARA. Giornata ad alta tensione ieri mattina a Palazzo di giustizia, dove l'effetto coronavirus si è fatto sentire. Il presidente del tribunale ha diffuso una nota con la quale invitava i giudici in udienza a consentire l’ingresso in aula in maniera contingentata, per evitare un contatto troppo ravvicinato fra le parti presenti ai processi, che quotidianamente affollano le aule. È accaduto così che la stragrande maggioranza delle persone è stata costretta a riversarsi nel corridoio del tribunale, probabilmente acuendo il problema contatto. E visto che non tutti hanno accettato di buon grado questa decisione, in procura è arrivata la richiesta, da parte di alcuni giudici, di inviare i carabinieri per disciplinare l'ordine pubblico.
Un problema al quale da oggi ha messo riparo l’Organismo congressuale forense che ha deliberato e disposto, fino al 20 marzo, «l’astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie» degli avvocati, «in conformità alle disposizioni del codice di autoregolamentazione». Una decisione che, vista la gran mole di traffico di persone che ogni giorno impegna gli uffici giudiziari, forse andava presa prima, ma dal ministro della Giustizia, come lamentavano in molti ieri nelle accese discussioni scaturite dopo l’ingresso negato in aula ad avvocati, testimoni, parenti e altri. «Gli avvocati, per le ragioni connesse alla propria professione», scrive l'Organismo, «operano in modo indistinto sul territorio nazionale, senza alcuna limitazione», e quindi per gli uffici giudiziari «si concretizza il rischio che divengano grande veicolo di contagio diffuso e incontrollato». La delibera è stata notificata a tutti gli organismi istituzionali e al Presidente della Repubblica. (m.cir.)

