Il grande accusatore: «Rifarei tutto»

28 Settembre 2022

Parla il professionista che diede il via all’inchiesta: fu un momento di svolta epocale

ATELETA. Allora era un giovane ingegnere, intraprendente, che credeva «nei valori della meritocrazia» e in una società in cui «tutti i cittadini possono arrivare a una posizione con l’impegno profuso e le proprie capacità». Invece, quando il suo progetto per la costruzione di un albergo da finanziare con i “Programmi operativi plurifondo” venne escluso senza alcun motivo capì che doveva agire per cambiare le cose. Oggi Francesco Mannella, 64 anni, è un affermato e realizzato professionista. Vive ad Ateleta, in Alto Sangro. Fu lui a dar vita all’inchiesta sui fondi Pop. «Erano stati ripartiti circa 400 miliardi senza alcun criterio», ricorda, contattato dal Centro, «e il fatto più sconcertante è che una classe politica utilizzò dei soldi pubblici assegnandoli senza alcun criterio e non fu mai sanzionata».
«Era un sistema che doveva cadere», sottolinea ancora Mannella, «non so se oggi siamo in una situazione migliore o peggiore. Certo è che quello fu un passaggio epocale perché venne stabilito che chi ha il potere non può fare tutto ciò che vuole». Per Mannella quelle settimane di fine settembre del 1992, furono difficili perché «quando ci si trova di fronte a persone arrestate non è mai bello». «Però quelle persone», precisa, «erano a loro volta vittime di un sistema oramai consolidato e che di lì a poco sarebbe stato scardinato o per lo meno portato alla luce del sole. Oggi un atteggiamento come quello di allora da parte della classe politica non sarebbe più accettabile». L’ingegnere abruzzese aggiunge che «nel panorama della stagione di tangentopoli, quello fu un caso unico nel suo genere, perché altri episodi erano singoli casi di corruzione. Invece grazie alla mia denuncia venne reso pubblico un aspetto sistemico che non poteva andare più avanti e che bisognava necessariamente cambiare. Ripensando a quel periodo mi prendo il merito di aver permesso di smantellare un sistema di prevaricazione, antidemocratico che veniva tollerato come se non ci fosse nulla di male da parte della classe politica di quegli anni. Se tornassi indietro? Rifarei la stessa identica cosa di allora».