Il grido dei commercianti: così corso Umberto muore

8 Febbraio 2020

L’associazione contro il progetto dei nuovi semafori trappola: un accanimento E invita l’amministrazione a ripensarci: si pensi a restituire decoro ai luoghi

MONTESILVANO. Dopo via Roma, riqualificata ma con diversi negozi rimasti pressochè vuoti, arriva la protesta da corso Umberto. A cavalcarla è l’associazione dei commercianti “Montesilvano nel cuore”, indicando «nel tratto che va dal complesso ex Monti a viale Europa» la situazione «drammatica del commercio cittadino».
Una fotografia, quella che fa nella sua lunga nota l’associazione, che arriva da lontano: «Per decenni le varie amministrazioni comunali che si sono succedute non hanno mai pensato di organizzare il centro città in base alla sua vocazione commerciale e nulla è stato mai fatto per adeguare i luoghi a tal esigenza; il grande passaggio di auto in assenza di strategie non ha prodotto le economie che potenzialmente altri luoghi vicini sono stati all’altezza di sfruttare. Nel corso degli anni», va avanti la nota, «la nostra associazione di commercianti ha tentato più volte di aprire un dialogo costruttivo con gli amministratori eletti. Ma ci siamo resi conto, visto il risultato, che la nostra disponibilità al dialogo e all’azione è stata interpretata erroneamente come un’opposizione politica e non come un valido supporto alle buone pratiche amministrative legate al rilancio del commercio nella città».
E, al riguardo, i commercianti citano «il caso di via Roma». «In una riunione con l’attuale sindaco e alcuni assessori della precedente giunta Maragno, avevamo individuato le criticità di una riqualificazione disarticolata dal contesto urbano circostante, ed era evidente già allora che tale progetto di riqualificazione sarebbe stato un clamoroso insuccesso per le pochissime ma preziose attività commerciali presenti. Ben inteso», sottolinea l’associazione, «la riqualificazione era necessaria, ma doveva tener conto delle peculiarità di corso Umberto I, di via D’Annunzio, della Stazione e anche del museo del Treno, struttura di proprietà comunale con un potenziale attrattivo enorme, a oggi del tutto ignorato».
Tra le proposte avanzate negli anni, l’associazione elenca «il piano insegne da noi studiato, progettato, condiviso e ignorato e la delocalizzazione dei cassonetti dei rifiuti, completamente fuori controllo, da noi studiata, progettata con l’ausilio di tecnici e dirigenti comunali, condivisa e ignorata. Il piano viabilità dei mezzi pesanti, stessa sorte. Tutto ciò significa anni di abbandono, incuria e degrado che ha reso quella che era l’area di maggior pregio commerciale, una cloaca a cielo aperto. Le nostre aspettative erano importanti», rimarca l’associazione “Montesilvano nel cuore”, «ma a oggi nulla è stato fatto delle tante cose promesse. Abbiamo pazientato tutto l’inverno cercando di sostenere nei fatti l’azione amministrativa del nostro sindaco, ma la situazione di eccessivo abbandono, unito a un cartellone di “comizi natalizi in centro” più che di eventi, hanno reso il nostro buon proposito quasi inattuabile».
Un malcontento esasperato, come spiega l’associazione, con «le ultime dichiarazioni sull’installazione di nuovi semafori trappola su corso Umberto: in molti sono rimasti basiti, perché al posto di opere necessarie per restituire i luoghi al decoro, con un pretesto, si vuole continuare a far cassa sulle spalle dei cittadini, potenziali clienti, riempiendo di angoscia il transito ad ogni semaforo. Ci chiediamo perché tanto accanimento nella zona commerciale e nessun controllo e prevenzione nelle vie prive di semafori».
E ancora: «In questi giorni molti colleghi ci stanno sollecitando per intraprendere azioni di protesta, anche clamorose (petizioni, spegnimento di luci e insegne al calar del sole, cortei, ecc.), ma noi confidiamo in un ripensamento del sindaco e della sua giunta che a maggioranza ha votato quest’atto amministrativo. Con le nuove trappole, in assenza di riqualificazione vera, si vedrà un altro svuotamento del centro e una morte certa del commercio». (a.s.)
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