Il grido dei locali: e ora date certe per riaprire

Ristoratori e imprenditori della movida: più spazi all’aperto e sgravi Tari
PESCARA . Tavolini apparecchiati con tanto di pizza e arrosticini in bella vista. Una mise en place elegante per i tavoli imbanditi tipici da ristoranti di pesce. Dietro un piccolo bancone, un bartender si è esibito nella preparazione acrobatica di cocktail. E poi tavoli nuziali, da gioco di una sala bingo, auto d’epoca e ragazze in abiti da sposa. A ricaricare gli animi, la musica mixata da un dj dietro una consolle. Ieri mattina piazza Salotto si è mostrata così, accogliendo la protesta organizzata dalla Fipe-Confcommercio, la federazione dei pubblici esercizi. In contemporanea con altre città italiane, e in collegamento video su un maxi schermo con l’iniziativa di Roma, portando in piazza un assaggio delle loro attività, i titolari di bar, ristoranti, pizzerie, stabilimenti balneari, locali da ballo, pasticcerie, gelaterie e sale da gioco e location per eventi hanno manifestato per chiedere al governo date certe per la ripartenza, cominciando già dal 26 aprile, per quelle attività che possono lavorare all’aperto.
LA PROTESTA «Le certezze sono fondamentali per dare agli imprenditori il giusto tempo per programmare le operazioni per sanificare e mettere in sicurezza i locali e per investire sull’immediato futuro», spiega il presidente Riccardo Padovano. Le richieste lanciate al governo sono precise: indennizzi celeri e consistenti; linee di credito a tasso zero e di durata almeno ventennale. Sul fronte delle imposte, abolizione della tassa sull’occupazione del suolo pubblico ed esenzione dalla Tari. «Con la stagione estiva alle porte, possiamo permettere alla città di tornare a essere viva», evidenzia Padovano, «ma da parte del Comune deve esserci collaborazione, affinché vengano concessi più spazi all'aperto. E poi c’è la partita della Tari. Siamo chiusi da mesi e quindi non abbiamo inquinato, per cui questa tassa va abolita». Tanti gli esponenti provinciali di Confcommercio presenti in piazza in rappresentanza delle 500 imprese del territorio, dei vari settori.
RISTORANTI «Come dice lo slogan della manifestazione Vogliamo riaprire», sottolinea Gabriele Armenti, del settore banqueting e catering. «Ripreparare qualche tavolo è stato emozionante. Le nostre richieste vanno su due binari, quello legato a una data certa e quello delle regole precise anche se restrittive, perché teniamo alla salute nostra, dei collaboratori e dei nostri ospiti. Una volta date le norme credo sia superfluo interpretarle, distinguendo tra pranzo e cena o tra evento o non evento».
DISCOTECHE L’assembramento e il contatto fisico sono elementi che per natura caratterizzano il mondo delle discoteche. Chiuse dall’esplosione della pandemia, a marzo di un anno fa, durante la scorsa estate, molti locali avevano tentato di salvare la stagione con le cosiddette cene-spettacolo, ma il rialzarsi dei contagi, dopo ferragosto ne ha decretato la chiusura, «senza soluzione di continuità», evidenzia Aldo Bertoni, del Silb, il sindacato dei locali da ballo. «Sappiamo benissimo che viviamo di assembramenti e quindi siamo consapevoli di dover stare chiusi, ma abbiamo bisogno di una programmazione. Sperando nel rallentamento dei contagi e nell'accelerazione dei vaccini, l'auspicio è che ci diano la possibilità di riaprire all'aperto e secondo protocolli precisi, con mascherine, distanziamento, prenotazioni obbligatorie e numeri più contenuti rispetto alle capienze dei locali».
SALE DA GIOCO Completamente ferme da quasi sei mesi sono le sale bingo, vlt e i centri scommesse. «Siamo chiusi dal 26 ottobre», afferma una delle rappresentanti del settore, Federica Di Tommaso, «e nel 2020 abbiamo lavorato solo durante i mesi estivi con pochi ristori, con una misera cassa integrazione e senza un futuro perché al momento non abbiamo alcuna ipotesi di riapertura».
FEDERALBERGHI «Insieme alle altre categorie chiediamo a gran voce, una normalità consapevoli che dobbiamo mantenere le distanze e applicare i protocolli», sostiene Daniela Renisi, neo presidente di Federalberghi Pescara. «Gli alberghi non sono stati costretti a chiudere, ma se gli spostamenti tra le regioni sono vietati e si disincentiva a viaggiare se non per necessità, è difficile andare avanti. Già la scorsa estate abbiamo avuto un test importante e in nessuna delle nostre strutture si sono verificati problemi o generati focolai».
IL SINDACO A portare solidarietà ai manifestanti, il sindaco Carlo Masci, in piazza insieme ad altri rappresentanti della giunta e del consiglio comunale. «Pescara sta correndo un rischio troppo grande, perché è una città che vive di commercio e non può permettersi che le attività rimangano chiuse per troppo tempo. Oggi la situazione ci consente di guardare avanti con la massima sicurezza. Ripartiamo, ma non facciamo morire le attività, perché con loro muoiono le città». In merito alla richiesta diretta di Confcommercio affinché venga abolita la Tari e il Comune si faccia portavoce dell’istanza di fronte all’Anci, il primo cittadino ricorda come a Pescara la tassa sia già stata «sospesa per le attività commerciali chiuse, in attesa di qualche provvedimento governativo, che ci permetta di abbattere totalmente o in parte questa imposta».

