Il grido disperato del mondo dello spettacolo

Oggi in piazza Salotto (ore 17) la protesta del settore. E il maestro De Amicis raccoglie fondi per i lavoratori
PESCARA. Questo pomeriggio scendono in piazza Salotto, a Pescara, gli operatori dello spettacolo e della cultura per chiedere aiuti e tutela utili a contrastare le difficoltà del momento, con una manifestazione prevista per le 17. Nel frattempo, è lo stesso settore che prova ad andare in soccorso di se stesso, come spiega il maestro d'orchestra Leonardo De Amicis, noto personaggio televisivo e direttore artistico della Perdonanza Celestiniana dell'Aquila. «Gli artisti di fama stanno destinando il ricavato dei loro lavori alle maestranze dello spettacolo, colpite alle ginocchia dal Dpcm», spiega, «e tra i tanti big del mondo dello spettacolo che si stanno mobilitando per sostenere l'intero comparto ci sono anche i componenti del trio Il Volo. Ed è proprio l'abruzzese Gianluca Ginoble a sottolineare la necessità di rimanere vicini ai colleghi che lavorano dietro le quinte: «Dopo un'estate quasi normale, chiudere un teatro comporta un grande sacrificio», spiega Ginoble. «C'è bisogno di sensibilizzare la nostra categoria per smuovere l'opinione pubblica e per dare supporto economico. Noi siamo fortunati perché possiamo lavorare in sala di registrazione e anche separati, ma dobbiamo sostenere i nostri colleghi. Bisogna combattere questo nemico invisibile e cercare di essere ottimisti, evitare gli assembramenti nella speranza di ripartire al più presto».
Il mondo degli artisti si sta autotassando per sostenere i musicisti, gli attori e tutti gli addetti del settore dello spettacolo, tra cui tecnici, amministrativi, costumisti e truccatori.
«È incomprensibile la scelta del governo», analizza il maestro De Amicis, «nonostante la stagione appena trascorsa abbia dimostrato la capacità del settore dello spettacolo di adattarsi alle norme e raggiunto l'obiettivo di contagi zero, in tutta Italia. La Perdonanza, nella sola L'Aquila, ha registrato numeri di migliaia di presenze, gestite in sicurezza e serenità senza un contagio».
E conclude: «Fermare lo spettacolo dal vivo, musica, teatro e cinema, vuol dire impedire la libertà di espressione della cultura di un popolo».
Una questione ben nota agli operatori che si sono dati appuntamento per questo pomeriggio a Pescara, appoggiati anche dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. Saranno presenti tutti vestiti di nero, a lutto, statici e pacifici, ma decisi a chiedere il riconoscimento dei loro diritti e della dignità. «Al di là dei grandi nomi, parliamo di un settore in cui la maggior parte dei lavoratori vive con meno di 10mila euro annui», spiega il sindacalista Guido Cupido, al fianco degli operatori. «Si tratta di persone a cui non viene riconosciuto nulla. Zero ferie, zero malattie, zero contributi, nessuna forma di previdenza. Solo tanto precariato, con contratti delle più svariate forme, dagli intermittenti alle partite iva, passando per quelli a chiamata». E conclude: «Per questo i diretti interessati non vogliono solo aiuti economici, peraltro già promessi a marzo e non ancora arrivati, ma soprattutto una riforma del settore che dia più tutele e maggiori garanzie a chi manda avanti la cultura e lo spettacolo».

