«Il Guerriero autentico ma non è il re di Roma»

17 Novembre 2024

Olivia Menozzi svela gli studi sulla statua scoperta nel 1934 a Capestrano Non un falso. Ma neppure quel Numa Pompilio cui è legato per discendenza

Scoperta 90 anni fa. Esattamente il 28 settembre 1934, nel cuore dell'Abruzzo, tra le tombe di una necropoli preromana nella piana che si adagia dolcemente sotto l'abitato di Capestrano. La statua del Guerriero di Capestrano – che dal luogo del ritrovamento prende il nome – con l'ampio copricapo a falde larghe e i paramenti bellici, è il simbolo dell'Abruzzo.
Un valore identitario suggellato nello stemma della Regione, con l'immagine stilizzata del Guerriero, disegnata dalla mano di Mimmo Paladino, sovrapposta ai colori del gonfalone. Una scultura autentica, come dimostrano gli studi finora condotti sull'epigrafe e sulle tracce di colore e sali, che ne hanno in parte corroso la patina. Non un falso. Ma neppure quel Numa Pompilio, secondo re di Roma, cui il Guerriero è legato per discendenza.
A svelare tracce inedite e passaggi storici della statua conservata nel museo di Chieti è Olivia Menozzi, direttrice del Centro di Ateneo di archeometria e microanalisi dell'Università "D'Annunzio" di Chieti - Pescara e responsabile del progetto Ars- Archeometria per la diagnosi delle sculture dell'Abruzzo arcaico.
Professoressa, partiamo dalle origini regali del Guerriero. Potrebbe essere Numa Pompilio?
È da escludere, in quanto siamo in un contesto storico diverso. Tuttavia, si ravvisa un legame di discendenza dal secondo re di Roma.
Chi ce lo dice?
Il fatto che ci sia una doppia attestazione nel nome, così lontana nel tempo, che certifica la provenienza da una famiglia relativa ai Pompili, che ha vissuto a lungo in quel territorio.
Veniamo all'epigrafe.
Già dal rinvenimento, a Capestrano, nel 1934 si è capito che la lingua dell'epigrafe che accompagna il guerriero non era conosciuta, in quel momento. Solo successivamente, negli anni Ottanta, con il rinvenimento delle Stele paleosabelliche di Penna Sant'Andrea, insieme ad altre scoperte fatte in Abruzzo, si è compreso che si trattava di una lingua italica, orientale definita osco umbro.
Sulla provenienza della lingua sono stati fatti studi specifici?
Se ne sono occupati studiosi del calibro di Adriano La Regina, epigrafista e archeologo, Anna Marinetti e Luigi Prosdocimi, linguisti, più di recente Valentina Belfiore, del Museo di Chieti e della Soprintendenza Musei, e Anna Dionisio della Sovrintendenza ai beni archeologici di Chieti- Pescara. Analisi che hanno messo in evidenza l'autenticità della lingua, complessa ed evoluta, e i legami con il mondo latino, arcaico- greco ed etrusco.
Ne deriva che il Guerriero di Capestrano è autentico?
Assolutamente sì. Per una serie di motivi.
Ce li elenchi, in ordine.
A partire dall'iscrizione. In lingua osco-umbro: "Ma kuprí koram opsút aninis raki nevíi pompí". Tradotto: me bella immagine fece Aninis per il re Nevio Pompuledio. Un'iscrizione tipica delle "statue parlanti" del VI secolo a.C., che spiegano a chi erano destinate e chi le aveva commissionate e realizzate.
Quindi, è da escludere l'interferenza di un falsario?
Nessun falsario poteva sapere così bene questa caratteristica. Nel 1934 era ancora poco studiata. Poi, diciamo la verità: come poteva conoscere una lingua che sarebbe stata studiata solo 30-40 anni più tardi?
Altri elementi che certificano l'autenticità del Guerriero di Capestrano?
La tipologia di patina con cui è rivestita la statua: nel tempo è stata attaccata da sali, i cosiddetti ossalati, - e si vede benissimo in alcuni punti come il mento - che non impiegano 80, 100 anni per crearsi, ma 2mila. Quando è stato rinvenuto, il Guerriero aveva grandi problemi relativi all'aggressione degli ossalati, come ben evidenziato dal geologo romano, Silvano Agostini.
A quali risultati hanno portato le altre analisi diagnostiche?
Sul guerriero l’utilizzo dell’ultravioletto ha confermato l’esistenza di una maschera e messo in risalto i suoi limiti rispetto alla resa dell’incarnato. Sulla statua femminile trovata con il guerriero risulta ben evidente, invece, la voluta resa del pattern della stoffa della veste, realizzata attraverso pennellate che vanno ad incrociarsi e creano l’effetto di un tessuto ricercato.
Ma sul Guerriero di Capestrano c'è altro....
È ora chiaro che il disco-corazza (o kardiophylax) avesse ben evidente la cerchiatura in ferro e una decorazione con un animale fantastico, come gli esemplari bronzei rivenuti da Alfedena e Paglieta. Risulta ben evidente sul retro: ciò è dovuto al fatto che la statua era rimasta, una volta caduta, in supina a lungo, con le intemperie che hanno scolorito maggiormente i resti pittorici sul fronte, mentre quelli sul retro sono meglio conservati.
Com' è stata lavorata la statua?
Dalle analisi combinate, soprattutto nello studio dei tool-marks, le tracce degli attrezzi che hanno lavorato la statua, si è scoperto che si tratta di piccoli scalpelli a punta piatta di diverse dimensioni e raspe per la lisciatura. Lo studio agli ultrasuoni della statua ha evidenziato fratture nette derivate non da cause naturali, ma da traumi a seguito di colpi con attrezzi di grosse dimensioni, che hanno abbattuto la statua del guerriero colpendola sulle caviglie.
Un tentativo di distruggerla?
Sicuramente una voluta defunzionalizzazione, probabilmente politica, di questa statua simbolo.
Torniamo alla collocazione temporale del Guerriero.
Le armi e i paramenti trovano confronti con il mondo italico e attestazioni che vanno dal Lazio all'Etruria, dal nord Europa alla Grecia. L'ipotesi di un falsario non regge proprio: doveva essere un genio della linguistica, conoscere idiomi, oggetti, usi e costumi scoperti in epoche successive. L'archeologia, negli ultimi 60 anni, ha rivelato ricchi corredi funebri a Bazzano, Capestrano, Navelli, Campovalano, Alfedena che si ritrovano nel Guerriero. Molti di questi oggetti sono stati studiati da Raffaella Papi, docente di Archeologia preromana all'Università di Chieti- Pescara. Se ne sono occupati anche Edward Bispham e Jhon Lloid, dell'Università di Oxford e Gui Bradley dell'Università di Cardiff, che hanno lavorato in Abruzzo certificando l'autenticità della statua.
Il Guerriero è, a buon titolo, il simbolo culturale dell'Abruzzo?
Lo è dal VI secolo a. C. La nostra cultura, prima ancora che romana, era italica come dimostra il Guerriero che è stato rinvenuto insieme a frammenti di statua, un torso femminile. Altre immagini scultoree simili sono riemerse durante gli scavi archeologici ad Atessa, Guardiagrele, Loreto Aprutino, Rapino, Bellante.
Eppure, è finito persino nella diatriba politica.
Il Guerriero di Capestrano è di tutti: né di destra, né di sinistra. Appartiene all'Abruzzo intero, fa parte del dna della nostra terra.
Per concludere?
È bello parlare di cultura, ma facciamolo con cultura!
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