Il lago della Duchessa uno scrigno d’acqua e di magia

Si sale dal borgo di Cartore nella Valle del Salto E dopo gli stazzi delle Caparnie si arriva alla conca glaciale
di GIUSI PITARI
Al confine tra Lazio e Abruzzo, dove le autostrade A24 e A25 si dividono, il massiccio del Velino appare maestoso e altissimo. Vi si scorge l'entrata di una stretta valle, la Val di Teve che divide il Velino dalle Montagne della Duchessa. Uscendo dall'autostrada in corrispondenza della Valle del Salto, si arriva facilmente al borgo ristrutturato di Cartore dove si parcheggia, si riempiono le borracce con l'acqua del fontanile e si parte alla volta del lago della Duchessa per la Val di Fua. Le valli di quel versante sono tutte strette e rigogliose: l'entrata della Val di Fua è occupata da un bosco di ornelli e carpini, che diventano man mano aceri, lecci e faggi altissimi e i suoi sassi sono ricoperti di morbido muschio.
Si sale ripidamente e si arriva all'uscita della valle dove la visuale si allarga sul Vallone del Cieco: a sinistra il Monte Morrone (2141m) a destra il Murolungo (2184m) di fronte il Costone ovest (2239m). Si calpestano verdi praterie d'estate, bianche di neve nella stagione invernale, piene di crocus all'inizio della primavera e si incontrano cavalli e mucche al pascolo. Poco dopo gli stazzi delle Caparnie si entra nella conca glaciale al cui interno è situato il Lago della Duchessa (1788m, 2 ore circa). Per chi è di quei luoghi, il Lago è una meta irrinunciabile in qualsiasi stagione perché cambia assieme alle montagne: in primavera è grande, azzurro e vi si specchiano le vette bianche, in estate si ritrae e lascia spazio a passeggiate sulle rive, d'inverno è bianco. Ha un perimetro di quasi un chilometro e una caratteristica forma ad "otto" determinata da due doline; non è alimentato da sorgenti proprie e sulla riva nord-est c'è un inghiottitoio carsico: nonostante ciò è perenne e quindi un po' magico. Possiede la magia dei silenzi, dei contorni fioriti, di prati sconfinati, di cieli azzurri dove volano corvi imperiali, grifoni e le aquile reali che utilizzano queste praterie sommitali come siti di caccia e le alte valli per nidificare. Di quel luogo ci si può facilmente innamorare perché infonde pace, invita alla riflessione, a guardarsi attorno e a salire verso le cime sovrastanti. Se ci si avvia verso il Murolungo (il sentiero all'inizio non è evidente ma intuitivo) si rimarrà estasiati dalla vista dell'alta val di Teve e del Velino che, nella sua parete nord-ovest, dona allo sguardo i suoi brecciai e i circhi glaciali. La parete rocciosa del Murolungo è spettacolare e salendo verso la cima si nota nella roccia strapiombante una profonda e ampia fenditura: la Grotta dell'oro. La leggenda racconta di tesori e ricchezze nascoste, ma l'oro che custodisce la grotta è l'acqua, limpida e gelida che d'inverno forma piccole cascate di ghiaccio.
Sul Murolungo si possono trascorrere ore ed ore anche ad occhi chiusi a sentire l'odore dell'aria densa di profumi dimenticati: quelli delle corse dei caprioli, di rarissime orchidee, delle campanule e del sonno dei ghiri.
Andiamo al Lago della Duchessa, un lago di confine: tra Abruzzo e Lazio, tra magia e incanto.
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