Il legale: Pecorale segnato da un incidente in moto

12 Aprile 2022

PESCARA. Ha passato una parte della sua vita in provincia di Pescara, dove il padre aveva un’azienda di mobili e articoli per la casa con una rivendita a Montesilvano, dove vivevano. Poi, una volta...

PESCARA. Ha passato una parte della sua vita in provincia di Pescara, dove il padre aveva un’azienda di mobili e articoli per la casa con una rivendita a Montesilvano, dove vivevano. Poi, una volta chiusa l’azienda, il trasferimento in Svizzera. Ma il legame con questa terra non si è mai interrotto, per Federico Pecorale, 29 anni da compiere il 23 aprile, visto che i nonni materni vivono ancora in Abruzzo, a Gissi, e nei giorni scorsi gli ha fatto visita. I genitori sono separati: il padre in Francia, la madre in Svizzera, e ha due fratelli più grandi. «Un bravo ragazzo, gentile, dal cuore unico», dice di lui l’avvocato che lo difende, Florenzo Coletti, che lo conosce da una vita e lo ha incontrato venerdì, nel suo studio, dopo averlo perso di vista per un paio di anni, a causa della pandemia. «Non riesco a capire cosa sia successo» ma attende ancora di ricevere i certificati dalla Svizzera che attesterebbero «i problemi psichiatrici del giovane». Ieri Coletti si è messo in contatto con il medico e con la struttura pubblica che si occupano di lui e poi intende chiedere «una perizia psichiatrica, per accertare se è capace di intendere e di volere», immaginando già di chiedere «il rito abbreviato». Venerdì scorso è apparso normale, a parte i chili presi in questi anni. «Ho avuto modo di conoscerlo e frequentarlo. Quando, negli anni scorsi, tornava in Abruzzo, faceva un giro tra gli amici, ed era un piacere incontrarlo». Di Federico ricorda un episodio, che sicuramente lo ha segnato. «Ebbe un brutto incidente stradale con la moto, in galleria, sulla circonvallazione», prosegue Coletti. È stata una sorpresa scoprire che girava armato. E poi, ancora di più, vedere il video della sparatoria nel ristorante, che è passato da un cellulare all’altro: è rimasto a bocca aperta. «Lui non è la persona che si vede nel video. E solo in quelle immagini ho scoperto della pistola», dice. È stato Coletti a informare la famiglia del giovane che è disoccupato e percepisce un sussidio, in Svizzera. «I genitori sono disperati, in questa vicenda ci sono due famiglie rovinate», commenta nella speranza che la vicenda venga «riportata sul piano umano». Ora attende di vedere il suo assistito che solo pochi giorni fa «scherzava nel mio ufficio, dove si è trattenuto circa trenta minuti. Siamo rimasti che ci saremmo rivisti», durante la sua vacanza a Pescara. (f.bu.)