«Il M5S morto? Parliamo delle ombre di Rousseau»

20 Giugno 2022

Castaldi e Marcozzi in silenzio dopo le accuse di Sabatini, interviene il deputato Vacca:  «Abbiamo problemi, inutile negarlo. Ma per fortuna l’era della Piattaforma è chiusa»

«Per fortuna la Piattaforma Rousseau è un capitolo chiuso: non era il bene assoluto e non garantiva la democrazia dal basso». Per il deputato pescarese del M5S Gianluca Vacca, uno tra i fondatori del Movimento in Abruzzo nel 2007, la creazione di un’altra pescarese, Enrica Sabatini, «non era un modello perfetto. Diciamo che c’erano tante ombre». Vacca, sottosegretario nel governo Conte I, è l’unico che risponde alle accuse di Sabatini, autrice del libro “Lady Rousseau”, lanciate in un’intervista sul Centro di ieri: «Il M5S è morto», ha detto Sabatini. Ieri abbiamo contattato il neo coordinatore regionale, il senatore Gianluca Castaldi, e il capogruppo in Regione Sara Marcozzi ma nessuno ha risposto. Invece Vacca parla del passato, presente e futuro del M5S e riflette su «uno scatto che non c’è stato».
Sabatini dice che è il M5S è arrivato al capolinea: è vero?
«Sicuramente ci sono dei problemi: c’è un’evidente crisi di identità politica che poi si riversa sugli ultimi risultati elettorali. E anche lo scontro nazionale di queste ore evidenzia che c’è una mancanza di democraticità nel Movimento: è in atto una deriva autoritaria, Conte si sta appropriando del M5S e ne sta facendo un partito personalistico».
Sabatini dice anche che, in questi anni, sono andati persi i valori alla base del M5S, dalla trasparenza alla partecipazione fino al vincolo del doppio mandato: le risulta?
«L’esperienza di governo del M5S ne ha cambiato il ruolo all’interno della politica. Il M5S non è più quello di 10 o di 5 anni fa. Del resto, governare un Paese come l’Italia impone responsabilità e un cambiamento inevitabile, ma il problema è che questo cambiamento è avvenuto in maniera caotica, confusa e senza regia politica ben definita. Ora, per gli elettori, il M5S non è più né carne né pesce: non è l’opposizione delle origini né forza di governo radicata sul territorio».
Sabatini dice che adesso il M5S è una brutta copia del Pd: che ne pensa?
«Che adesso siamo un’entità sbiadita: non siamo più una forza di opposizione come all’inizio né una forza di governo con una propria identità ben definita e diversa dal Pd. Per questo, gli elettori non trovano motivo di votare per i Cinque stelle».
Nei termini dell’alleanza, Sabatini vede il M5S «vassallo» del Pd: è così?
«Nel momento in cui l’identità risulta indefinita, debole e nebulosa, si subisce la forza del partito più strutturato. Per esempio, in alcuni contesti, abbiamo presentato alleanze, ma abbiamo subìto l’influenza del Pd che ha una struttura, è abituato a governare e ha un’identità precisa e riconoscibile, che poi può piacere o meno. Noi invece siamo in una fase confusa».
E com’è per uno che ha fondato il M5S in Abruzzo vivere questa fase di arretramento?
«Faccio parte del M5S dal 2007: a Pescara siamo stati una delle prime liste civiche a livello nazionale. In 15 anni, però, sono successe tante cose: il M5S ha avuto sì una evoluzione, ma non è nata una struttura politica con gli stessi valori di principio sebbene declinati in modo diverso. Quindi, adesso siamo assenti nei territori e non abbiamo un’identità politica chiara: le esperienze di governo, con partiti diversi, avrebbero dovuto farci fare uno scatto che non c’è stato».
Al di là di quello che pensa Sabatini, adesso è possibile un rilancio del M5S?
«È possibile, ma bisogna chiarire che direzione prendere: abbiamo un problema di identità e senza le fondamenta è difficile costruire qualcosa. Sui due mandati, io dico sì ma che questa regola valga per tutti: quindi, no alle deroghe per i fedeli di Conte. Il vincolo dei due mandati o vale per tutti o per nessuno».
Conte ha nominato Castaldi coordinatore regionale: ha saputo?
«Ho stima per Castaldi e sono certo che darà il massimo per svolgere questo compito».
Sabatini mette in discussione le nomine decise da Conte: dice che è un’«aberrazione» la scelta che arriva dall’alto in luogo di un processo contrario, cioè la partecipazione dal basso: è un cambio di paradigma?
«Ho molte riserve sul fatto che con la piattaforma Rousseau ci fosse davvero quella partecipazione diretta dal basso che si vuole far credere: è stata un’esperienza sulla quale ci sono tante ombre e non se ne può parlare come il bene assoluto e un modello perfetto: i quesiti erano posti in un certo modo per favorire determinate risposte, le decisioni sulle liste erano prese in maniera arbitraria e il processo non era trasparente».
Fin qui Sabatini che fa il processo al M5S; ma lei come giudica l’operato di Sabatini?
«Ha fatto un’esperienza da consigliera comunale e poi ha avuto un ruolo di vertice nell’associazione Rousseau che, però, ha espresso un rapporto conflittuale con il M5S. Per fortuna la Piattaforma Rousseau è un capitolo chiuso: ho tanti dubbi su quella democrazia dal basso e su quel modello “virtuoso”».
Ma poi lei l’ha letto il libro di Sabatini?
«No, non l’ho letto. Adesso, sto leggendo “New York stories”, una raccolta di racconti».
Sempre convintamente con Di Maio?
«Ho perplessità sulla gestione dell’ultimo anno e l’ho espresso nei pochi momenti di assemblea. Di Maio pone un problema politico che condivido e mi dispiace che dal M5S si risponda con attacchi personali».
Potrebbero nascere due partiti?
«La politica è così fluida, vedremo. Ma credo che i principi del M5S facciano ancora bene alla politica e spero che vengano portati avanti anche nel futuro».