Il manager Asl Ciamponi rinviato a giudizio

Inchiesta Trotta, il direttore generale accusato di avere ricevuto 8mila euro dalla coop La Rondine
PESCARA. Sarà processato il 7 dicembre prossimo l’attuale direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi. Accusato di corruzione per l’esercizio della funzione, in relazione allo scandalo della gara di appalto da 11 milioni di euro assegnata a suo tempo alla cooperativa sociale “La Rondine”" di Lanciano, il numero uno della sanità pescarese ieri mattina è stato rinviato a giudizio dal gup Giovanni de Rensis, insieme alla stessa Coop, anche se gli attuali vertici non hanno nulla a che fare con quelli arrestati, cioè Domenico Mattucci e Luigia Dolce. Dopo il patteggiamento di questi ultimi (due anni di reclusione ciascuno con la sospensione della pena), e dopo il suicidio in carcere del dirigente del dipartimento di salute mentale Sabatino Trotta lo stesso giorno del suo arresto (7 aprile del 2021), i magistrati titolari dell’inchiesta, Anna Benigni e Luca Sciarretta, avevano chiesto il processo per il solo Ciamponi e per la Coop.
Ieri c’è stata la discussione: i difensori di Ciamponi, Tommaso Marchese e Gianfranco Iadecola, hanno sostenuto la completa estraneità del direttore generale dalle contestazioni di corruzione prospettate dalla procura nel capo di imputazione. Lo hanno fatto minando, anche pesantemente, la credibilità di Trotta, che non c’è più: di quello che si era sempre interfacciato con Ciamponi, lo stesso che, secondo l’accusa, gli avrebbe consegnato quegli 8mila euro che Mattucci avrebbe fatto dare da Dolce a Trotta per soddisfare la presunta richiesta di Ciamponi di acquistare una macchina per il figlio.
«Quale utilità», ha detto la difesa, «potrà avere un dibattimento dove manca la fonte primaria (Trotta ndr)? Non c’è un solo riscontro sulle contestazioni mosse al direttore generale: difetta il requisito della validità probatoria delle accuse». Per i difensori, Ciamponi avrebbe avuto sempre un atteggiamento distaccato sulle vicende della gara di appalto. E quanto all’auto, ci sono soltanto le dichiarazioni di Mattucci e Dolce su quei presunti 8.000 euro. E poi la difesa ha cercato di minare a tutto tondo la credibilità di Trotta anche per altri aspetti di indagine. Mostrando Trotta come un uomo capace di costruire castelli sul nulla pur di spillare soldi alla cooperativa. Ma questa è stata una tesi che non ha fatto breccia nel giudice che aveva anche ascoltato le motivazioni della pubblica accusa, rappresentata dal sostituto Anna Benigni, che aveva ripercorso le fasi salienti dell’inchiesta ed evidenziato il valore delle confessioni ampie rese da Mattucci e Dolce, cristallizzate anche in un incidente probatorio in contraddittorio.
Più delicata la posizione della coop La Rondine che, dopo gli arresti, rinunciò alla gara contestata dopo aver rinnovato tutti i vertici proprio per porre una netta e chiara discontinuità con il passato. Il giudice ha però rigettato in aula il tentativo dell'avvocato Sergio Della Rocca, che assiste la coop, che aveva chiesto la «messa alla prova» della sua assistita (in favore di un’associazione di volontariato) così da evitare le possibili e gravi conseguenze a carico della coop che dà lavoro a centinaia di persone.

