Il manager Asl in aula: «Requisiti restrittivi, l’ufficio bloccò il bando»

26 Settembre 2023

Sott’accusa l’assunzione “pilotata” dell’ex assessore Simona Di Carlo  E sfilano i politici: «Mai ricevuto pressioni per affidare gli spettacoli»

PESCARA. Sfilata di politici, ieri mattina, davanti al collegio che sta giudicando gli otto imputati, con in testa l’ex assessore al turismo Giacomo Cuzzi, coinvolti nel presunto scandalo dei “grandi eventi”: per quegli affidamenti diretti che, secondo la tesi accusatoria rappresentata dal pm Luca Sciarretta, avrebbero favorito gli imprenditori Andrea Cipolla e Cristian Summa.
Le audizioni dei politici sono state velocissime, perché nessuno aveva ricordi precisi su quei fatti che riguardano il periodo che va dal 2014 al 2019: ma tutti sono stati concordi nell’affermare che «non c’è stata mai nessuna pressione, di nessun tipo, da parte dell’ex assessora Simona Di Carlo, per mandare avanti quei progetti culturali che riguardavano l’imprenditore Summa». È quanto hanno sostenuto l’allora consigliere comunale e assessore Antonio Natarelli, l’ex assessore Giuliano Diodati, il collega di giunta Gianni Teodoro, e l'ex presidente del consiglio, Francesco Pagnanelli. «Mi è stato chiesto se fossi a conoscenza di eventuali azioni di forzatura da parte dell’assessore Di Carlo nei confronti di altri assessori della giunta», ha riferito Pagnanelli a margine dell’udienza, «ma non avendo mai fatto parte dell’esecutivo, io non ne sono mai stato a conoscenza: a quell’epoca non avevo contezza di questioni attinenti la gestione comunale perché ero il presidente del consiglio».
Diodati si era dimesso a ottobre 2018 e comunque, ha detto, non ebbe mai contezza di tali questioni. E lo stesso hanno ribadito i testi sulla posizione di Cuzzi, smentendo pressioni ricevute dall’allora assessore per far marciare le delibere riguardanti gli eventi affidati a Cipolla.
Più lunga e precisa la deposizione dell'attuale manager della Asl, Vero Michitelli (all’epoca direttore amministrativo), che ha riferito sull’assunzione dell’assessore Di Carlo alla Asl, chiamato a deporre (come gli altri testi) dalla difesa di quest’ultima.
«L’avviso era legato a un progetto che riguardava la dipendenza dal gioco d’azzardo e le figure interessate dovevano essere psicologi, assistenti sociali e impiegati amministrativi dell’area legale». E su domande poste dai difensori della Di Carlo, Michitelli ha detto anche che «l’ufficio bocciò la prima richiesta relativa all’assunzione di un avvocato per quel progetto, perché non avevamo elenchi speciali, e ritenne anche estremamente restrittivi i requisiti richiesti dal capo progetto che era Moreno Di Pietrantonio e quindi decise di renderli più ampi: si parlava solo di esperienza nel servizio presso il Sert e noi ritenemmo giusto la partecipazione di candidati che avessero maturato questa esperienza anche in altri servizi della Asl».
«Quello che andava fatto in quel caso era il contemperamento di esigenze diverse: da un lato la partecipazione, dall’altro, considerato che il progetto aveva una durata circoscritta nel tempo, un elemento di esperienza consentiva al capo progetto di raggiungere l’obiettivo. Adottammo una soluzione di ragionevolezza e di buon senso». Secondo l’accusa, invece, quell’assunzione sarebbe stata favorita da Di Pietrantonio, compagno di lista (in quelle elezioni comunali) della Di Carlo, che aveva individuato requisiti stringenti che si adattavano perfettamente alla candidata Di Carlo. Assente ieri l'ex direttore generale del Comune, Guido Dezio, che verrà sentito nella prossima udienza del 2 ottobre, insieme alla segretaria generale del Comune, Carla Monaco, e al deputato Luciano D’Alfonso, citato dalla difesa di Moreno Di Pietrantonio: teste anche dell’accusa che vi ha però rinunciato.