Il manager della Asl «L’ospedale di Penne sarà potenziato»

Dopo il corteo dei 600 a Pescara, Mancini illustra l’atto aziendale «Previsti 33 posti letto e 7 reparti in più del decreto Lorenzin»
PESCARA. Non ci sarà nessuno smantellamento dell’ospedale di Penne, nessuna cancellazione. Anzi, se il nuovo atto aziendale della Asl sarà approvato dalla Regione, l’ospedale avrà «33 posti in più e sette reparti in più» rispetto a quanto previsto dal decreto del ministro Lorenzin, e sarà «il secondo ospedale di questa Asl, il “braccio” dell’hub di Pescara». A parlare è il manager dell’Azienda sanitaria locale, Armando Mancini, all’indomani della manifestazione di protesta che ha portato in piazza a Pescara circa 600 persone, desiderose di difendere dai tagli l’ospedale “San Massimo”.
Per Mancini si sta creando una «situazione di allarme» che non trova fondamento negli atti, quelli ufficiali. E sarebbe sufficiente leggerli, gli atti, per capire come stanno le cose e per evitare di «ingannare la popolazione dell’area vestina», dice il manager, che ha già partecipato ad una serie di incontri per spiegare come stanno le cose.
Mancini illustra dettagliatamente tutto ciò che prevede il decreto ministeriale Lorenzin (70/2015) e tutto ciò che è stato inserito nell’atto aziendale, facendo notare le differenze. «Rispetto ad ora all’ospedale mancherà solo la Cardiologia, come reparto, perché per legge non può essere mantenuta (non avendo il requisito del bacino di 150mila persone). Ma ci sarà comunque, come servizio». Elencando i vari punti inseriti nell’atto aziendale e che il decreto ministeriale non prevedeva, Mancini parla dell’Otorinolaringoiatria, del servizio di Oculistica, dell’Unità operativa di Artroscopia e Traumatologia, e sottolinea che c’è una specializzazione, quella in Artroscopia, che ha il senso di «valorizzare, e non smobilitare». Poi, ancora, sono stati inseriti la lungodegenza, che coprirà anche Pescara, la Diagnostica dell’apparato digerente e il servizio di Emodialisi. Ci sarà unità l’unità operativa semplice dipartimentale di Chirurgia e la Medicina «assorbirà i posti letto di Geriatria e il personale in servizio, tra cui il sindaco. D’altronde il geriatra è l'internista degli anziani, quindi non ci saranno problemi se non la cancellazione di una sigla», sottolinea smorzando l’allarme. «Previsti anche Ginecologia e Interruzione della gravidanza e il Servizio di Oncologia, anche questi non previsti dal Dm Lorenzin. Inoltre l’atto aziendale comprende il Servizio di Radiologia, Servizio Trasfusionale e Laboratoristica territoriale». Il pronto soccorso sarà una unità operativa semplice e ci sarà anche l’unità operativa semplice di Terapia intensiva post operatoria, e va da sé, per Mancini, che un ospedale con questi servizi «non è un ospedale smantellato».
Il manager spiega anche come è stato possibile raggiungere questo risultato, che si concretizzerà nel 2018. «I reparti che abbiamo aggiunto a Penne sono stati sottratti al numero totale che la legge ci consente per tutta la Asl. Ovviamente se li prevediamo a Penne non li prevediamo altrove». Di più non si poteva fare: anzi «questo è il massimo che le leggi attuali ci permettono di ottenere». Si sta lavorando anche su altro e cioè sulla revisione del progetto da 12,5 milioni di euro per la messa in sicurezza sismica e per il rifacimento dei reparti «perché alcuni non esistono più» e cioè Ostetricia, Cardiologia e Pediatria. Poi è stato chiesto alla Regione di localizzare a Penne un ospedale di comunità, «la cui gestione vedrà integrati i medici di medicina generale, per ridurre i ricoveri impropri in ospedale». E si pensa di ricorrere alla telemedicina.
Rispondendo alle mille polemiche degli ultimi mesi Mancini dice che «nessuno pensa che l’area vestina possa essere priva di un ospedale, con le difficoltà viarie della zona. Ma sbaglia chi crede che i codici rossi possano essere trattati a Penne. È una follia: i casi più gravi, come politrauma, ictus e infarti, vanno trattati dove c'è tutto un assetto di emergenza e urgenza, cioè a Pescara, come accade già ora. Le parole, quindi, vanno pesate», prosegue Mancini rivolgendosi a chi diffonde informazioni che non corrispondono a verità.
Ultima precisazione della Asl: gli accorpamenti «ci sono sempre stati nel periodo estivo, quando i ricoveri diminuiscono e il personale va in ferie. Cioè si accorpa se non ci sono necessità impellenti. Il Sant’Orsola di Bologna, ad esempio, chiude dei reparti in estate, Chieti accorpa qualcosa, e Teramo accorpa le chirurgie. Noi accorpiamo, come previsto nell’atto aziendale, la Medicina con la Geriatria, che sono omogenee».
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