Il marito: sì, l’ho uccisa Lei voleva lasciarmi

11 Ottobre 2019

La confessione nella notte: ha pugnalato al cuore la moglie di 32 anni

NERETO. Le lacrime sono strane, arrivano quando vogliono e non quando devono. Ma sempre dopo le coltellate. «Mi voleva lasciare, abbiamo litigato e l’ho colpita» confessa Cristian Daravoinea, 36 anni, quando l’accusa di omicidio aggravato da futili motivi prende forma in un lungo interrogatorio nottuno davanti al pm Davide Rosati con l’uomo fermato dopo aver tentato di uccidersi. Un tempo sospeso che non finisce mai tra le lacrime che non si fermano, la voce che si blocca, i nomi di Mihaela e della figlioletta ripetuti all’infinito. Particolari diversi in storie drammaticamente uguali a scandire un’altra tragedia nell’Italia dei femminicidi. Quella di Mihaela Roua, 32 anni, romena come il suo compagno, mamma di una bambina di 6. Tutto quello che sognava è sfumato in un attimo, tra la camera da letto e la cucina dell’appartamento di Nereto, tra i giochi della piccola, le foto sorridenti sparse sui mobili di casa e i due fendenti al cuore. Ci sarà tempo per ricostruire dettagli e dinamica, ma intanto è così. Una giovane mamma a ingrossare i numeri di statistiche in aumento nonostante nuove leggi (quella recentissima del Codice rosso), norme giuridiche di più immediata applicazione e una maggiore consapevolezza.
LA FUGA E LA CONFESSIONE. Il camionista romeno, da tutti descritto come un gran lavoratore, marito e padre affettuoso, al pm Rosati (una lunga esperienza in indagini per omicidio, è lo stesso che si è occupato del caso di Melania Rea) racconta della violenta lite scoppiata all’ora di pranzo, nell’appartamento alle porte di Nereto dove entrambi si erano ritrovati per pranzare prima di andare a riprendere la piccola a scuola. «Abbiamo litigato», dice, «lei voleva lasciarmi. Ho preso un coltello e l’ho colpita ma non volevo ucciderla». Il coltello da cucina, una lama da 18 centimetri, è lo stesso con cui qualche ora dopo l’uomo cercherà di uccidersi colpendosi otto volte petto. «Ferite lievissime» dirà il referto medico. Dopo averla colpita in camera da letto l’ha presa in braccio e l’ha portata in cucina, lasciandola sul pavimento. Forse in un ultimo disperato tentativo di soccorso. Quando si è accorto che non respirava più, ha preso lo stesso coltello e ha cercato di uccidersi colpendosi otto volte sull’addome. Poi si è cambiato i vestiti ed è uscito di casa, lasciando sul letto il suo telefono cellulare. Si è messo alla guida della sua Mazda e ha vagato per le strade della Val Vibrata. Si è fermato a Tortoreto Lido, si è bagnato nel mare forse per tentare di disinfettare le ferite e poi è tornato nella sua auto parcheggiata a pochi metri dalla spiaggia.
Qui lo hanno trovato i carabinieri grazie all’impianto Gps satellitare che l’uomo aveva fatto montare sulla vettura. Dopo l’interrogatorio è stato portato in ospedale per essere medicato e successivamente è stato trasferito nel carcere di Castrogno in stato di fermo. Molto probabilmente oggi si svolgerà l’udienza di convalida. Dice l’avvocato Fiorenzo Pavone che lo ha assistito nell’interrogatorio come difensore d’ufficio: «Le ragioni e la dinamica sono ancora da ricostruire». Domani l’autopsia affidata a Luigi Cipolloni, anatomopatologo che è stato consulente della Procura di Roma nel caso Cucchi.
LA LORO BAMBINA. Familiari e amici della donna si sono stretti alla piccola che, con un provvedimento già firmato dalla Procura in attesa che gli atti passino al tribunale dei minori, è stata affidata alla sorella della vittima. Nelle prossime ore arriveranno nonni materni che vivono in Romania. Ieri hanno atteso che li raggiungesse il fratello di Mihaela, che vive in Belgio. Poi arriveranno a Nereto pronta a proclamare il lutto cittadino per i funerali. Per ora c’è spazio solo per il dolore. Quello dei familiari della giovane donna arrivata in Italia con il compagno e il sogno di una vita diversa, quello delle colleghe della camiceria in cui lavorava. La descrivono «dolcissima, sempre pronta ad aiutare gli altri. Viveva per la figlia che aveva iniziato a frequentare la scuola elementare». Qualche giorno fa erano andate a comprare le scarpette da ginnastica rosa che si illuminano. Le hanno trovate in camera da letto, con gli schizzi di sangue.
(ha collaborato Alex De Palo)
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