Il medico Angelini: la gente vive con la paura di essere contagiata

Alle spalle vent’anni nella trincea del 118 che le ha insegnato la gestione dell’emergenza. Oggi è in prima linea come medico di base in una guerra, quella al coronavirus, che in altri posti si è...
Alle spalle vent’anni nella trincea del 118 che le ha insegnato la gestione dell’emergenza. Oggi è in prima linea come medico di base in una guerra, quella al coronavirus, che in altri posti si è portata via tanti suoi colleghi. Paola Angelini, ambulatori a Teramo e San Nicolò, ogni giorno fronteggia la realtà con esperienza, passione e tanta grinta. «Ci troviamo ad affrontare una emergenza che ha cambiato tutto a cominciare proprio dai rapporti con i pazienti», dice, «in questo momento la gente vive nel terrore di essere contagiata e di dover andare in ospedale anche laddove può risultare fondamentale per salvare la vita».
Come avvenuto pochi giorni fa quando un uomo con un dolore a un fianco si è presentato nell’ambulatorio dell’Uccp (l’unità complessa di cure primarie) in cui questi giorni fa servizio la dottoressa Angelini. Il medico si è subito accorto che aveva un problema al cuore e gli ha detto che doveva andare in ospedale (dove nel giro di qualche ora è stato operato e salvato). «Non voleva andarci», racconta ancora Paola Angelini, «ho chiamato l’ambulanza e gli ho detto che era indispensabile perchè era in corso una situazione particolare, probabilmente un infarto, e c’era ugenza di esami specifici. Ma lui continuava a rispondere che sarebbe tornato a casa e poi, se il dolore non fosse passato, sarebbe andato in ospedale. Ho dovuto insistere, e non poco, per costringerlo ad andare subito in ospedale facendolo portare con un’ambulanza». Ogni giorno riceve centinaia di chiamate dai suoi 1200 pazienti ( tra questi ci sono molti operatori sanitari sottoposti al tampone e risultati negativi) che chiedono informazioni. «Oggi siamo chiamati a fare da primo filtro, a capire telefonicamente sintomi e problemi del paziente e se necessario, a prendere decisioni fondamentali», racconta, «tenendo sempre in considerazione quella che è la condizione di persone molto spaventate che vivono in un tempo sospeso che sembra non avere fine. Sicuramente questa esperienza cambierà, e non poco, la nostra professione ricordando sempre i tanti colleghi che non ci sono più e che in questa battaglia hanno perso la vita proprio per aiutare da subito i loro pazienti travolti dall’epidemia».(d.p.)
Come avvenuto pochi giorni fa quando un uomo con un dolore a un fianco si è presentato nell’ambulatorio dell’Uccp (l’unità complessa di cure primarie) in cui questi giorni fa servizio la dottoressa Angelini. Il medico si è subito accorto che aveva un problema al cuore e gli ha detto che doveva andare in ospedale (dove nel giro di qualche ora è stato operato e salvato). «Non voleva andarci», racconta ancora Paola Angelini, «ho chiamato l’ambulanza e gli ho detto che era indispensabile perchè era in corso una situazione particolare, probabilmente un infarto, e c’era ugenza di esami specifici. Ma lui continuava a rispondere che sarebbe tornato a casa e poi, se il dolore non fosse passato, sarebbe andato in ospedale. Ho dovuto insistere, e non poco, per costringerlo ad andare subito in ospedale facendolo portare con un’ambulanza». Ogni giorno riceve centinaia di chiamate dai suoi 1200 pazienti ( tra questi ci sono molti operatori sanitari sottoposti al tampone e risultati negativi) che chiedono informazioni. «Oggi siamo chiamati a fare da primo filtro, a capire telefonicamente sintomi e problemi del paziente e se necessario, a prendere decisioni fondamentali», racconta, «tenendo sempre in considerazione quella che è la condizione di persone molto spaventate che vivono in un tempo sospeso che sembra non avere fine. Sicuramente questa esperienza cambierà, e non poco, la nostra professione ricordando sempre i tanti colleghi che non ci sono più e che in questa battaglia hanno perso la vita proprio per aiutare da subito i loro pazienti travolti dall’epidemia».(d.p.)

